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ROBERTO FARNESI – Un attore con la passione per la cucina

Attore e imprenditore, Roberto Farnesi esordisce come modello e attore di fotoromanzi per le riviste Lancio e Grand Hotel.  Nel 1998 ottiene il ruolo di protagonista, a fianco di Monica Guerritore, nella pellicola Femmina di Giuseppe Ferlito. In seguito si divide tra cinema e televisione, lavorando anche con Zeffirelli in Un tè con Mussolini. Attualmente ricopre il ruolo di Umberto Guarnieri nel daily di Rai1 Il Paradiso delle Signore e da qualche anno affianca alla sua carriera di attore anche l’attività di ristoratore. È lui stesso a parlarci di questa “doppia vita” che lo riempie di soddisfazioni.

Parlaci un po’ di te. Chi è Roberto Farnesi nella vita privata?

Bella domanda! Rispetto a qualche anno fa, oggi sono una persona molto più pacata, più serena. Il raggiungimento della serenità è un po’ l’obiettivo di tutti: forse raggiungerla al 100% è un’utopia ma tentare di avvicinarsi è una giusta ambizione. Senza tener conto degli avvenimenti che in questi ultimi mesi hanno sconvolto la vita di ognuno di noi, posso dire che sto vivendo una fase piuttosto serena della mia vita. Non faccio più vita mondana, o quasi. Vivo fra Pisa e Viareggio. Ho la fortuna di avere un’ala di un casale, davanti ad un parco. Mi piace molto la natura. Mi piace vivere una vita tranquilla con la mia compagna, con la quale sto da quasi 6 anni, di cui 5 di convivenza. Ho un’attività che dà lavoro a diverse persone e un socio con il quale mi trovo molto bene e con il quale condivido ormai da diversi anni questa bellissima esperienza. Le reti sociali, in questo, hanno una grande efficacia perché le pubbliche relazioni, la mia presenza, l’immagine, sono amplificate in modo esponenziale. Insomma, conduco una vita molto più tranquilla rispetto a qualche anno fa, ma è giusto che sia così: anche l’anagrafica ha una sua valenza. Ho 51 anni e, anche se mi sento in grande forma, il mio modo di affrontare la vita è cambiato inevitabilmente.  

Come ti sei avvicinato alla recitazione? Era il tuo sogno oppure avevi altre aspirazioni?

Da piccolo adoravo i film di Sergio Leone, gli Spaghetti Western. Mio padre mi portava al cinema a vederli, perché amava quel genere. Me lo ha trasmesso e io lo rivivevo nel giardino di casa: ogni tanto avevo anche qualche piccolo incidente! A parte questo, diventare attore per me era solo un sogno. Oggi, con le reti sociali, è molto più facile avvicinarsi a questo mondo ma un tempo era tutto più lontano e Pisa, in questo senso, era distante anni luce da Roma. All’inizio ci sono cascato dentro quasi per caso e poi ho approfondito la mia preparazione in una scuola di Firenze, con Giuseppe Ferlito, che è stato anche il mio mentore sul primo set, condiviso con un’attrice straordinaria come Monica Guerritore. Quello è stato il mio primo film per il cinema: un bel colpo di fortuna, visto che ho esordito come protagonista. Una grande “full immersion”: in seguito ho frequentato la scuola per altri due anni. Dopo il diploma mi sono iscritto all’Università ma senza successo. Da ragazzo prendevo le cose più alla leggera ma, dopo la morte di mio padre, ho deciso di trasformare la mia carriera di attore in una professione, mi sono trasferito a Roma e piano piano sono riuscito nell’intento.

Ti sei sempre mosso tra cinema e televisione. Hai una preferenza?

No, sinceramente non faccio distinzione tra cinema e televisione. Naturalmente un film, essendo più breve, dev’essere più curato, avere maggiori dettagli. Nelle serie televisive si girano dieci scene al giorno mentre nel film se ne girano due o tre, quindi nel film c’è in genere più cura per il personaggio, però non è detto che i risultati siano sempre migliori in una delle due parti. Neanche sul set ci sono particolari differenze, a parte le tempistiche. Quando c’è più tempo per lavorare, ovviamente la qualità è migliore ma non è poi così scontato. Per esempio, al Paradiso delle Signore abbiamo un sistema produttivo straordinario che abbina le due cose: sembrava impossibile, invece i produttori sono riusciti ad unire la qualità ad una produzione estremamente veloce. Chiaramente, interpretare un personaggio cinematografico che è nelle mie corde è sempre una grande ambizione ma non rinnegherò mai di aver scelto la strada della ‘lunga serialità’ che, in molti casi, regala una popolarità anche superiore a quella del cinema.

Tra i grandi personaggi con cui hai lavorato finora, c’è anche Franco Zeffirelli. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza?

Con Zeffirelli avevamo in comune un’amica, una truccatrice molto simpatica: l’ho conosciuto così. Ho avuto l’onore di girare diretto dal Maestro in Un tè con Mussolini e ricordo che mentre stavamo girando con Cher – la straordinaria attrice premio Oscar – la scena in cui ballavamo insieme dopo che lei mi aveva cantato a cappella Smoke in Your Eyes, gettandomi il fumo sul viso, mi batteva sulla spalla dicendomi “Be quiet!”. Franco Zeffirelli era un gigante ma anche una persona molto umile e di grandissima simpatia: lo ricordo così!

Qual è il momento più bello che ricordi come attore?

Ci sono molti momenti belli che ricordo della mia carriera ma sicuramente il più bello riguarda la notturna estiva (alle 2 o alle 3 di notte) in mezzo alla natura, mentre giravo un serie di grande qualità e alla quale sono molto legato: Questa è la mia Terra, la cui protagonista femminile era Kasia Smutniak, affiancata da un cast strepitoso che includeva Catherine Spack, Remo Girone, Massimo Poggio, Glauco Onorato, Francesco Venditti, Miriam Catania, Francesco Pannofino e tanti altri: insomma, un gruppo di attori davvero straordinario!
Ho un bellissimo ricordo di quelle notti nell’Agro Pontino: la storia raccontava la bonifica dell’area pontina durante il ventennio fascista e quelle notti furono veramente magiche. Le sensazioni emotivamente più forti, però, credo di averle provate sul set di Femmina: le scene erano molto coinvolgenti e lavorare con un’attrice del calibro di Monica Guerritore è stato davvero fantastico!

Parlando del tuo attuale impegno nella fiction Il Paradiso delle Signore, cosa ti ha spinto a lavorare in questa serie?

Ho capito subito che sicuramente sarebbe stato un fiore all’occhiello della Rai, così com’è poi avvenuto. Un progetto che, nonostante sia in costume, abbraccia il futuro: il primo di lunga serialità disponibile sulla piattaforma Raiplay, con grandissimi riscontri. Un progetto molto ambizioso, con una cura eccezionale per le immagini, la fotografia, i costumi, le scenografie, la scrittura, e con attori molto bravi.

È un progetto al quale ho ambito da subito: ho avuto la fortuna di entrarci e di questo sono anche molto riconoscente al direttore artistico che mi ha voluto, dopo aver assistito al mio provino. Un progetto di gran lunga superiore a quelle che erano le mie aspettative, che erano comunque già molto alte.

Quanto è difficile interpretare un personaggio cinico e spietato come Umberto Guarnieri?

È difficile ma anche appagante. Come attore, è sempre stimolante interpretare personaggi un po’ fuori le righe, come Umberto Guarnieri. Le difficoltà, secondo me, esistono in qualsiasi ruolo. Non c’è niente di facile o di scontato e interpretare un personaggio “negativo” può essere molto divertente, anche se poi Umberto è un cattivo di grande fascino, che mi ricorda certi personaggi straordinari delle serie televisive che vedevo da bambino. I cattivi, comunque, ci devono essere anche per dare sostanza alla storia, e gli spettatori finiscono per affezionarsi anche a quelli.

La serie è giunta alla sua quarta stagione e riscuote sempre più successo. Ci puoi anticipare qualcosa sulle vicende del tuo personaggio?

Non posso anticiparvi nulla, anche perché il metodo di lavoro è volutamente “work in progress”, quindi io stesso scopro l’evoluzione del mio personaggio giorno dopo giorno.  Tuttavia, ho l’impressione che nei prossimi episodi si scioglieranno tutti i nodi rimasti in sospeso dalla stagione precedente e ne vedremo veramente delle belle!

Da diversi anni hai aperto anche un locale: Il Ristoro la Bottega del Parco a Pisa. Come è nata l’idea di questo progetto? A quale tipo di clientela vi rivolgete?

Sì, come secondo lavoro faccio l’imprenditore: sicuramente, in questo senso, c’è un parallelismo con Umberto Guarnieri. Sono quasi otto anni, ormai.  Ho la fortuna di avere un socio molto competente, che sa bene come gestire anche una piccola azienda come la nostra, con 18 dipendenti e sette camere sopra al ristorante. Abbiamo un grande numero di coperti, interni ed esterni: insomma, un’attività che dà molto da fare, tutti i giorni, ma che offre anche molte gratificazioni personali e imprenditoriali.

Abbiamo attraversato il periodo di chiusura previsto dal decreto anti-Covid in modo critico, triste, ma siamo ripartiti bene, fiduciosi: abbiamo approfittato della chiusura per fare dei lavori nelle cucine che erano necessari.

L’idea è nata dopo aver girato a lungo nei ristoranti a causa del mio lavoro: lì è nato il desiderio di averne uno tutto mio e vivere da vicino quella convivialità ma anche di utilizzare la mia popolarità, la mia immagine, con chi inizialmente viene a trovarci per quel motivo ma poi trova un ottimo rapporto qualità/prezzo, un ambiente affascinante, servizio e competenza: tutte componenti fondamentali per la buona riuscita di un’impresa come la nostra. Se non ci fossero quelle, la popolarità da sola non basterebbe di certo.

Quali devono essere, a tuo avviso, le qualità imprescindibili di un attore e quali quelle di un imprenditore/ristoratore?

Un attore deve avere una buona formazione tecnica o una buona esperienza, che poi con il tempo diventa anche tecnica ma credo che ci debba essere anche qualcosa di innato, che fa la differenza. Si può avere la fortuna di abbracciare progetti popolari, che danno grande visibilità, perché andare avanti, per un attore, significa anche acquistare una popolarità sempre maggiore, che è necessaria per il percorso, ma un attore non può fare a meno dal talento.

La carriera di un imprenditore della ristorazione, invece, è fatta di serietà, di rigore e di un po’ di pelo sullo stomaco: non ci si può spaventare ma ci si deve buttare; naturalmente sempre con consapevolezza, razionalità e tentare di fare le scelte giuste ma per quello ci vuole fiuto…

Quindi, direi che la qualità imprescindibile di un attore è il talento, mentre quella di un imprenditore è il fiuto.

Sogni da realizzare?

Trovare un buon equilibrio e riuscire a diventare padre. Quello sarebbe davvero un grande sogno da coronare. Vediamo… fosse la volta buona!

In copertina: Roberto Farnesi
immagini © Pierfrancesco Bruni/Mauro Sostini