CIAO MAGAZINE

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FUMONE - Ritorno a Itaca

Esistono luoghi che fanno parte di noi e, anche se la vita ci conduce lontano, sappiamo che tornandoci ritroveremo un pezzo della nostra anima. Esistono angoli di terra che più di altri ci sorridono e che ci basta respirare un minuto per sentire ancora nostri. Esistono luoghi dove ogni mattino è estate e rimaniamo giovani per sempre.

Fumone, l’Olimpo di Ciociaria, è la mia Itaca. La madre sempre pronta ad accogliermi con un caldo abbraccio e la fonte che mi rigenera alla fine di ogni viaggio. Ogni vicolo, ogni pietra lucidata dal tempo sa di antico e di casa.

Le sue origini, proprio come quelle del Monte Olimpo, si perdono nella notte dei tempi. Il rintocco delle campane, lo stesso da secoli, scandisce il ritmo lento del borgo e delle sue valli. L’inizio di un nuovo giorno è accompagnato dal profumo delle ciambelle appena sfornate e l’aria fresca acuisce i sensi più del caffè.

Il borgo con al centro il giardino pensile

Eccomi di nuovo qui, a 800 metri sul livello del mare, in vetta ad un cono isolato della catena degli Ernici. La vista a trecentosessanta gradi che regala il giardino pensile riempie gli occhi e l’anima: non è difficile fare un salto indietro nel tempo ed immaginare le antiche legioni straniere avvicinarsi nel tentativo di conquistare questi luoghi.

In un istante sono circondata dai soldati del Papa, affaccendati nel lanciare segnali di fumo: Campagna è in pericolo e il popolo va avvertito! Cum Fumo fumat tota Campania tremat, recita il vecchio detto. E i vecchi, si sa, hanno sempre ragione.

Giornata medioevale © Francesco Caponera

Lascio i difensori della fortezza a lavoro e, a pochi passi di distanza, mi ritrovo di fronte ad una piccola cella: questo è il luogo in cui il 19 maggio 1296 si assopì per sempre Celestino V. Papa templare o povero cristiano? Le vicende terrene di “colui che fece il gran rifiuto” sono tuttora un mistero ma i suoi insegnamenti vivranno in eterno: nulla può superare il potere del perdono.

Bisognerebbe spiegarlo, forse, ai numerosi fantasmi che ancora oggi sembrano vagare tra le mura dell’antico maniero in cerca di vendetta. Pianti, lamenti, rumori di catene trascinate, luci che si accendono e si spengono e un’aria cupa continuano ad aleggiare sulla dimora Longhi De Paolis, caricando di mistero e leggenda la sua storia millenaria.

L’attore Guglielmo Bartoli © Danilo De Rossi

Richiudendomi alle spalle il pesante portone, ritorno alla realtà e alla luce. La piazzetta antistante il castello brulica di attività. È domenica mattina e gli eredi del Barone hanno aperto le porte della città ai guitti del nuovo millennio: commedianti, giocolieri e musici si esibiscono di fronte ad un pubblico sempre più vivace e numeroso.

È giunta l’ora di pranzo e mi reco nella vicina Taverna per gustare le prelibatezze locali: salumi e formaggi, pasta fresca fatta in casa, arrosti e un buon bicchiere di vino, serviti da camerieri in costume tipico ed accompagnati dalle note di un organetto.

Dopo un inizio timido mi unisco agli altri commensali per cantare a squarciagola gli stornelli in dialetto: un susseguirsi di doppi sensi e dell’inconfondibile umorismo descritto da Pascarella nel suo epico Viaggio in Ciociaria

A rendere ancora più magica l’atmosfera, attori in abiti medioevali si aggirano tra i tavoli, regalandoci qualche simpatica battuta.

La Taverna del Barone © Danilo De Rossi

Oramai è pomeriggio inoltrato. Il sole va a nascondersi dietro le montagne, tingendo il cielo di mille colori: i tramonti di Fumone sono i più belli del mondo!

Ritrovo gli amici di sempre, quelli con i quali basta uno sguardo e le parole non servono. La serata trascorre tra musica, risate e qualche bicchiere di troppo, ma va bene così. Gesti semplici, che sono i rituali di una vita. Il mio cuore è in pace. Ulisse ha ritrovato la sua Itaca.


In copertina:
Fumone, vista invernale sulla vallata © Danilo De Rossi

Slideshow:
Castri Fumonis Ludi © Francesco Caponera