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GIANNI SEGATTA – Ogni borsa è un amore unico

Dopo 25 anni in Cina Gianni Segatta, artista-artigiano di origine trentina, è tornato in Italia e coltiva una relazione intima con la pelle e le fibre naturali, che sono la materia prima per le sue creazioni.

«Ho imparato molto dalle minoranze etniche in Cina. Adesso il mondo della moda sta perdendo il rapporto con il materiale ma per me, nella pelle, c'è già la borsa».

Eveline, Amanda, Lorelayne, Emma, Audrey: un mondo “al femminile” in un gioco di nomi evocativo, una suggestione che nasce dallo sguardo, osservando l'oggetto che sta prendendo vita tra le sue mani. Le dita che “sentono” la pelle e immaginano un disegno, il taglio, la colorazione, l'intreccio, la cucitura, il ricamo.

Per Gianni Segatta ogni borsa ha un'anima e diventa qualcosa di unico, quasi irripetibile. «Sono fatto così, non mi piace rifare la stessa borsa due volte. E quando l'ho finita, non mi appartiene più: devo andare oltre», spiega l'artigiano-designer trentino con base ad Asolo, sui colli veneti amati dalla Duse e da Freya Stark. 

Classe 1954, una vita passata a scoprire, tastare, annusare e tagliare pelli sin dall'infanzia: già a 12 anni sapeva creare scarpe su misura. Gianni Segatta è un mix di talento, creatività e passione che racchiude il meglio del Made in Italy. I suoi sono prodotti unici creati a mano, ricchi di fantasia e inventiva, curati nel dettaglio ed eseguiti con i migliori materiali, rifiniti o ricamati con lino, seta, cotone, paglia e lana.  

Lo stile, per Segatta, si sposa a una filosofia eco-sostenibile. «Non mi faccio condizionare dalle mode – confida – faccio quello che mi piace. In un mondo dominato dalla globalizzazione, penso sia giusto rallentare, riconnettersi con tutto ciò che abbiamo attorno e dare spazio alle mani. Anche per questo sto eliminando tutte le attrezzature meccaniche».

Il suo atelier Borsa in bottega, proprio in centro nell'elegante borgo di Asolo, racconta una storia che unisce arte e passione a stimoli e idee assorbiti durante la sua lunga esperienza di vita passata in Cina. «Venticinque anni che mi hanno dato moltissimo. Anni impegnativi, ma molto positivi». 

Video: Gianni Segatta

DAL TRENTINO A HONG KONG

Segatta studia all'Istituto d'arte di Trento. «Sarei un maestro restauratore di affreschi – rivela – ma all'epoca non c'era lavoro, così lascio i monti e scendo in Veneto, deciso ad aprimi un negozio di scarpe fatte a mano a Mestre, forte dell'esperienza maturata da ragazzo nella bottega di un calzolaio. Dopo un paio d'anni, preferisco cambiare e dedicarmi alle borse. Il mio sogno è quello di aprire una scuola di pelletteria a Stra, nel veneziano, nel distretto della calzatura, ma non si trovano allievi. Così nel 1984 parto per la Cina, destinazione Hong Kong, dove disegno collezioni per un'azienda giapponese che ha una piccola base a Verona».

Gli anni “cinesi” di Segatta sono turbinosi e pieni di movimento e di impegni. Lavora e collabora con brand famosi come Mandarina Duck, La Martina, Marlboro Classic, Gas, Versace, Calvin Klein. «Lì facevo tutto, dalla ricerca di materiali allo sviluppo del progetto» racconta. Ma nello stesso tempo realizza il sogno nato in Italia, quello di aprire una scuola di pelletteria. «Avevo una quarantina di ragazzi bravissimi – ricorda Segatta – e anche una piccola conceria di rifinitura delle pelli. Si partiva dal grezzo, si lavoravano le pelli per poi stamparle e utilizzarle nelle creazioni. Certo, all’inizio è stato complicato relazionarmi con una cultura così diversa, tanto più essendo poco portato per le lingue. Quando sono arrivato lì parlavo solo “trentin” e un po' di italiano, da vero montanaro. Ho imparato l'inglese per farmi capire. Ma dato che il mio lavoro era ed è fondamentalmente passione, abbiamo iniziato a intenderci comunicando con le mani».

La bottega diventa così una “scuola d'artista” dove gli allievi seguono il processo di creazione dell'opera. Sono anni importanti per Segatta, che lancia anche il suo marchio - “La Bottega”, appunto - e si fa conoscere nel mondo, presentando borse uniche: vere “opere d'arte”, come osserva qualcuno sui social, che uniscono stile, bellezza e ricerca di materiali, trattati secondo le tecniche più green in tempi ancora non così sensibili all'ambiente.

Otto anni fa il rientro in Italia, «anche se non sono sicuro di aver fatto bene – ammette ridendo Segatta - perché la Cina mi manca tantissimo». Ad Asolo, luogo del cuore, mantiene il negozio che espone le sue borse, ma le vendite si sono anche spostate online.

Nello stesso tempo, l'artista-artigiano continua a sognare di aprire la scuola di pelletteria. «Prima della pandemia ci stavo provando, ma adesso è ancora tutto bloccato - spiega - Speriamo che la situazione migliori. Vorrei formare un gruppo di ragazzi e vederli lì, seduti, che tagliano le pelli, fanno la loro borsa e la cuciono, come accade da Hermès, che per me resta il vero modello di qualità e artigianalità valorizzata da un grande brand».

Intanto nel suo laboratorio realizza borse con la consapevolezza di chi ama creare qualcosa di unico ed irripetibile. «Adesso il mondo della moda sta perdendo quel rapporto speciale con il materiale. Le pelli non devono mai distruggersi, rovinarsi, smagliarsi. E per essere indistruttibili vengono trattate o stampate chimicamente, perdendo così la naturalezza. Io ho sempre vissuto questo conflitto. Perché ogni pelle racconta una propria storia e di conseguenza non tutte le pelli si possono adattare a ogni modello. Seguo questa regola: nella pelle c'è già la borsa. Per farla, serve tempo: in media 12 ore di lavoro per le borse fatte a mano, ma con quelle ricamate ne serve molto di più».

Gli splendidi ricami che rendono così particolari le creazioni di Segatta nascono sempre dai viaggi all’interno della Cina. «Scoprendo le minoranze etniche ho imparato molto – racconta - Il punto saltato che è diventato parte integrante delle mie creazioni è opera loro, io mi sono limitato a reinventarlo. Ho amato moltissimo un'esperienza con l'etnia Miao, nella provincia di Guizhou. Le loro lavorazioni a ricamo sono meravigliose, con materiali naturali, fibre ricavate da alberi, piante, e in più l'argento in filigrana. Mi manca la Cina, amavo vivere nelle regioni interne, a contatto con la gente del luogo, imparando da loro». E all’ombra della Grande Muraglia l’artista-maestro italiano è diventato una celebrity tra gli amanti della moda di alta gamma.

Ma la scintilla creativa da cui nasce una borsa è un talento che non si apprende: «Ce l'hai e basta – chiude Segatta - Non so bene quale sia l'ispirazione che mi porta a realizzare un determinato prodotto. Se mi dicono che la borsa va usata per lavoro, parto da una dimensione. E poi la modifico finché non arrivo a quello che ho in mente. Non inizio mai da un disegno definito, a meno che non debba lavorare per qualche progetto particolare. Vado a mano libera. Spazio con la fantasia. E una volta terminata la borsa, addio innamoramento. È finita... Proprio per questo non amo rifare la stessa borsa due volte. Ogni storia è unica, come l'amore».

In copertina: Gianni Segatta
materiale audio-visuale per gentile concessione dell’artista