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MALAGA E VALENCIA – Tra passato, presente e futuro

"L'unico bene che mi concesse la sorte
fu di venire alla luce nel tuo grembo,
sentirmi sulla riva del tuo mare
quasi accecato dalla tua luce al vederti". 
- Arturo Reyes, poeta malagueño

Sembra sia passato un tempo interminabile da quando l’emozione di viaggiare era data per certa. Una sensazione di libertà che, dopo quasi due anni di smarrimento, poco alla volta riaffiora e, inevitabilmente, fa riemergere profumi e colori di nuove città scoperte. Ho visitato Malaga alcuni anni fa quando, dopo la laurea, decisi di concedermi una meritata pausa. L’anno dopo, affascinata dal sud della Spagna, fu la volta di Valencia

Affacciate sul versante del Mediterraneo, queste due città appartengono a regioni diverse della penisola iberica: l’Andalusia e la Comunità Valenziana. Storicamente influenzate da culture romane, bizantine ed arabe, offrono l’incanto di un perfetto equilibrio tra passato e presente. 

In un clima quasi estivo, Malaga si presentò ai miei occhi come una coloratissima fiaba. Punto nevralgico della Costa del Sol, i fiori e il verde dei parchi mi accompagnarono nelle passeggiate fino al mare.

Ricordo ancora il profumo del pesce grigliato appena giunta sulla spiaggia della Malagueta che, a soli dieci minuti dal centro, è la più frequentata della città. Qui, i caratteristici chiringuitos che animano la spiaggia e la solarità palpabile dei suoi frequentatori, trasmettono un clima di serenità e spensieratezza.

La Malagueta (foto: visitcostadelsol.com)

Le spiagge di Malaga, in una cornice perfettamente mediterranea, pullulano di movida.  Ma io amo anche perdermi tra scorci segreti e posti caratteristici. Così, quasi per caso, scoprii la Spiaggia dei Pedregalejo. Situata in uno dei quartieri malagueños più antichi, un tempo quest’area era uno dei centri di pesca principali della città. Qui, le tradizionali casette dei pescatori lasciano immaginare il tempo in cui gli uomini di mare, attraccata la sciabica (in spagnolo jábega, tipica imbarcazione malagueña) dopo una lunga giornata di lavoro, riponevano i sacchi colmi di pesce pescato. Come spiegatomi da un allegro ed espansivo passante, un tempo il sacco era lo strumento più utilizzato per la pesca e la sciabica diede ai pescatori l’appellativo di sciabicotti.

Valencia, invece, con i suoi venti chilometri di costa, offre la sensazione di trovarsi in una Los Angeles europea. Spiagge urbane sconfinate e sabbiose mi hanno dato il benvenuto sulla costa, dove rimasi affascinata a osservare l’entusiasmo dei ragazzi che praticavano sport acquatici e gli sguardi incantati dei sub di ritorno dalla barriera corallina della Malvarossa. Tuttavia, il momento più bello di quelle giornate resta, per me, il tramonto, che qui si tramuta in uno spettacolo di rara bellezza, di quelli che solo la natura può regalare. Del resto, queste spiagge hanno ispirato molte opere d’arte come quelle del valenciano Joaquín Sorolla.

La Devesa, poi, tra dune sabbiose e vegetazioni tipiche mi ha lasciato il ricordo del vento tra i capelli e di un ricongiungimento totale con la natura.

Con il caldo, pensare alla spiaggia è quasi inevitabile, ma in realtà queste due città hanno un’anima ben più profonda del mare. Il centro storico di Malaga è un maestoso gioiello: il passato riecheggia tra la pavimentazione chiara e gli alti palazzi delle strade e delle piazze. Ci si sente piccoli, a Malaga, una delle città spagnole che ospita più musei in assoluto (se ne contano una trentina). In realtà, l’intera area urbana è un vero e proprio museo a cielo aperto: dalla via dello shopping Calle Larios alla centralissima Plaza de la Constitución, gli incantevoli scorci guidano la scoperta degli importanti complessi storici e museali.

L’Alcazaba

L’Alcazaba (in arabo, fortezza) è il simbolo della fusione della cultura romana, araba e rinascimentale. Costruita su ancor più antiche rovine, alle spalle del teatro romano, regala una vista incredibile sulla costa. Lo stesso vale per il vicinissimo Castello di Gibralfaro, dove, lungo il tragitto per salire in cima, l’occhio regala addirittura un abbaglio sullo Stretto di Gibilterra. Impossibile descrivere le emozioni che hanno suscitato in me questi posti che, velati da luci sceniche, emanano un romanticismo che sovrasta le storie che lì hanno avuto luogo.

Tra le opere più belle del rinascimento andaluso, la Catedral de la Encarnación svetta maestosa sulla città e le sue tre grandi navate custodiscono opere preziose di Luis de Moralès, Josè de Riberàs, Pedro de Mena e Alonso Cano.

E parlando di arte, inevitabile l’accostamento tra Malaga e Pablo Picasso: la città gli diede i natali nel 1881 e, dal 2003, ospita il museo a lui dedicato presso il rinascimentale Palacio de Buenavista di Diego de Cazalla, dove si possono ammirare ben 204 opere dell’artista. Visitarlo si è rivelata, per me, un’esperienza particolarmente emozionante, che mi ha permesso di scoprire l’uomo celato dietro l’artista. Fra i tanti capolavori, mi ha molto incuriosito Testa di Toro. Paradossalmente semplice rispetto alle opere pittoriche di Picasso, ecco come egli stesso la descrisse durante una conversazione:

“Indovina come ho fatto la testa del toro? Un giorno, in una pila di oggetti tutti mescolati insieme, ho trovato un vecchio sedile di bicicletta proprio accanto a un set di manubri arrugginiti. In un lampo, si sono uniti nella mia testa. L’idea è venuta da me prima che avessi la possibilità di pensare”.

E se qualcuno dovesse chiedermi un rimpianto che ho di Malaga risponderei il Museo d’arte contemporanea: il complesso ospita 400 opere d’arte e punta a diventare primo riferimento europeo per lo studio delle arti plastiche contemporanee, ma il poco tempo a disposizione non mi ha permesso di visitarlo.

Valencia: collage di immagini

Andare alla scoperta di Malaga significa immergersi completamente nella sua storia e ascoltare l’anima del suo antico passato. Valencia regala, invece, lo stupore di perdersi nei suoi vicoli e scoprire l’antico tra il moderno, a cominciare dalle Torres de Serranos e Quart: unico elemento storico in un quartiere prettamente moderno, le due torri medievali regalano una vista a 360 gradi sul centro storico e la loro imponenza è ben visibile dal centralissimo e grazioso Barrio del Carmen. Proprio da qui, dopo una deliziosa paella (il piatto più conosciuto di Spagna, nato proprio a Valencia) ebbe inizio la mia esplorazione. Scorci caratteristici si alternano a edifici recenti, in una miscela di stupore e contemporaneità.

Sintesi architettonica della città sono le tre porte della Cattedrale: Puerta del Los Hierros, Puerta del Palau e Puerta de los Apostoles - rispettivamente barocca, romanica e gotica - si aprono su preziosi affreschi rinascimentali che furono commissionati da papa Alessandro V Borgia.

In un perfetto equilibrio, poi, l’Oceanografico - il parco marino più grande d’Europa- il Bioparc e la modernissima Città delle Arti e delle Scienze di Calatrava, hanno avuto il magico potere di catapultarmi improvvisamente e inaspettatamente nel futuro.

Accumunate da una magia magnetica ma caratterizzate da due anime profondamente distinte, Malaga e Valencia rivelano i loro mille segreti solo a chi si sofferma ad osservarle con pazienza, assecondandone i ritmi lenti e lasciandosi inebriare dal susseguirsi di sensazioni che queste due città inevitabilmente fanno sorgere.

In copertina: La città delle arti a Valencia
immagini di repertorio