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TÈ VERDE E SHINRIN-YOKU – Il bagno nella foresta giapponese

Il forte interesse che da sempre nutro nei confronti del Giappone, unito alla mia passione per la fotografia e per una incredibile pianta nipponica – la Camellia sinensis, da cui si ricava il delizioso tè verde giapponese – mi hanno ispirato a realizzare un progetto fotografico dedicato a questo popolo unico, che rispetta la natura e interagisce con essa con spiritualità e tradizione. In particolare, ho voluto porre l’attenzione su una delle pratiche per noi occidentali più curiose.

In Giappone, bere tè verde può essere considerato un momento di serenità e meditazione, soprattutto se ciò avviene mentre si è circondati dalla natura, ad esempio immergendosi in una delle sue magnifiche e rigogliose foreste.

Per questa usanza è stata perfino coniata un’espressione. Il termine Shinrin Yoku, letteralmente “bagno nella foresta” (in giapponese 森林浴), fu infatti usato per la prima volta nel 1982 da Tomohide Akiyama, direttore dell’Agenzia Forestale Giapponese. I benefici di tale pratica, che consiste nell’ immergersi in una isolata distesa di fitti alberi, sono infatti la riduzione dello stress, il miglioramento dell’umore e la percezione profonda di se stessi e dell’ambiente circostante.

Il rigoglio della vegetazione può avere effetti davvero positivi sul corpo e le sensazioni che si provano possono variare a seconda delle sfumature del tè che si beve: dal gusto dolce o amaro all’umami, la percezione immediata di ricchezza o sapidità del suo sapore.

Esistono varie tipologie di tè verde giapponese, dalla varietà dalla foglia arrotolata, che può essere essiccata al vapore o arrostita, al matcha, la foglia ridotta in polvere, che è anche la più conosciuta in occidente, o al gambo setacciato pronto per l’infusione. Ogni assaggio può diventare un’esperienza singolare, ed è proprio questa unicità che ho voluto esprimere nelle immagini del mio progetto, raffigurando i tè in ambienti boschivi diversi e unendo, nei miei scatti, il consumo di questa bevanda alla pratica del bagno nella foresta.

Alcune delle foto sono state scattate in un’area boschiva ad est della città metropolitana di Nagoya, nella prefettura di Aichi, situata nella parte centrale di Honshū, la più grande delle cinque isole maggiori dell’arcipelago giapponese.

Considerando che il Giappone è coperto per circa il 68 per cento da foreste, il ritrovarsi da soli, circondati da chilometri di boschi, è piuttosto facile, anche per il fatto che le più grandi aree urbane sono concentrate soprattutto nelle zone costiere.

In Italia, la pratica del “bagno della foresta” sarebbe possibile solo in pochissime zone, ma comunque l’importante è riuscire ad avere una connessione con gli elementi della natura, come il terreno, il vento che soffia a seconda delle stagioni, la luce che filtra tra le foglie, per sentirsi come un ospite gradito di un caro amico o familiare.

Durante la realizzazione del mio progetto, ogni volta che mi recavo nel bosco con l’attrezzatura fotografica, luci, teiere, tè e acqua per le infusioni, cercavo sempre di non essere un elemento di disturbo. Il mio intento era quello di condividere le emozioni di armonia e serenità che provavo e suscitare nell’osservatore il desidero di vivere la natura, trasmettendogli la mia curiosità e guidandolo in un percorso di intimità tra i soggetti fotografati e gli ambienti circostanti.

Unendo la memoria e i ricordi delle esperienze passate alla percezione visiva, ogni emozione si intensifica e aumenta il desiderio di voler far parte di questo mondo ancora intatto e lontano dalla vita urbana.

Immagini per gentile concessione dell’autore.