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SIMONE BIANCHI - Un fuoriclasse del fumetto, da Wolverine a Guerre Stellari

Illustratore e pittore con un passato da insegnante d'arte, Simone Bianchi è conosciuto in tutto il mondo per i suoi lavori nell'ambito del fumetto americano. Maestro della Comic Art contemporanea, si distingue per il suo stile pittorico ricco e dettagliato. Negli Stati Uniti ha collaborato prima con DC Comics e poi in esclusiva con Marvel per più di un decennio, creando diversi albi e copertine di famose testate, tra cui Wolverine, X-Men, Thor, Thanos, Spider-Man e Star Wars. Oggi cinquantenne, è ancora l’enfant prodige che firma le copertine di Guerre Stellari e si intrufola sulla scena musicale con Caparezza e i Negrita. Un eclettico nato!

“Maestro del fumetto americano”: è una definizione che le piace?

Per fortuna, o purtroppo, sì. Ho trascorso metà della mia vita a lavorare per Marvel e DC Comics.

Come si diventa un fuoriclasse del fumetto?

Ritengo che la mia più grande fortuna sia di non considerarmi “arrivato”. Mi alzo tutte le mattine pensando di dover iniziare daccapo, senza dare per scontato quello che ho e quello che ho fatto finora: ogni giorno penso a "diventare”, a costruire. Certo, non credo che ciò che sto realizzando sia dovuto solo alla fortuna! Come sosteneva Shakespeare: “il destino è scritto nelle nostre mani”. Poi, ovviamente, occorre il talento, ma solo in parte. Serve anche il sacrificio e la voglia assoluta di fare il proprio lavoro.

Tornando sul tema, è uno dei fumettisti più noti. I committenti sono americani ma c’è uno stile “italiano” del fumetto made in USA?

Direi di sì. C’è, esiste! Ed è uno stile che i colleghi della mia generazione e io, che lavoriamo costantemente con l’America, abbiamo messo in evidenza. Direi che è uno stile europeo, più che esclusivamente italiano: Siamo meno “fracassoni” nel disegno rispetto al Nord America, dove il fumetto è nato.
Noi europei ci portiamo dietro il bagaglio dei grandi maestri, della nostra storia dell’arte. Penso, ad esempio, a Caravaggio: l’idea di fotografia della scena, la non-illuminazione, hanno avuto influenza su di me e su altri disegnatori.
Non è necessario pensarci. Non è un’influenza voluta, studiata a tavolino. Noi respiriamo arte camminando per le nostre città, la viviamo per osmosi. E non penso sia un caso che noi italiani siamo la seconda comunità di disegnatori al mondo, dopo il Nord America. Così come gli inglesi sono la più grande comunità di scrittori dopo i nord americani: è una questione di humus dei vari paesi.

Studi, tecnica, anche il passato ha dato delle regole. Che cos’è la prospettiva per un fumettista?

È cruciale per il mio lavoro, quasi un’ossessione. Io parto sempre da un piano, disegno i punti di fuga, traccio le linee prospettiche e parto da lì. Parto dalla prospettiva, addirittura, se faccio un primo piano. Ho l’ossessione di inserire i volumi correttamente negli spazi, la prospettiva per me è tutto. Credo che anche il peso emotivo che riusciamo a illustrare sia dato dallo spazio. E poi, certo, i personaggi spesso volano.

Chi è l’eroe per un fumettista?

È una figura mitologica 2.0, un uomo o una donna che rasenta la perfezione, un essere a cui tutti devono anelare. È una domanda semplice e complicata al tempo stesso: il supereroe è una figura malleabile che cambia anche con il cambiare della società. È influenzato dal contesto sociale, culturale, storico. Penso che il supereroe esista dalla notte dei tempi, dall’inizio del racconto. Credo che oggi non sia solo una figura, ma un ideale di giustizia, equilibrio, forza e purezza al tempo stesso. Che poi, nella realtà, forza e giustizia sono concetti che divergono in modo drammatico: la forza è anche bruta, la forza della prepotenza o quella economica, spesso all’opposto della rettitudine morale, della giustizia.
Ad esempio, Batman unisce due aspetti: un uomo ricco oltre ogni esagerazione che rinuncia al suo privilegio, non dorme, ma tutte le notti esce a proteggere la sua città, Gotham. È un uomo che ha una predisposizione cristiana, una predisposizione al sacrificio per gli altri e aiuta i più deboli.
Se poi dovessi dire chi è il supereroe oggi, nella vita quotidiana, direi che lo sono tutti coloro che, a differenza mia, rinunciano a quello che hanno e danno.

La sfida più ardita per Simone Bianchi?

Nel mio caso non ci sono grandi sacrifici o sfide, il mio lavoro mi dà talmente tanto e lo amo moltissimo.
Al giorno d’oggi, l’aspetto che trovo più difficile è raccontare il mio lavoro on-line: il disegno vero, figurativo, che richiede tecnica, ha difficoltà a esser compreso dalle nuove generazioni. Manca una vera finestra di racconto, anche didattico, che invece esiste per altre arti.

Parlando di futuro: l’intelligenza artificiale cancellerà anche il mestiere di fumettista?

È una cosa a cui penso e a cui non mi piace pensare. Posso dire che sarà l’ultimo problema della razza umana se l’intelligenza artificiale cancellerà l’arte e gli artisti, perché temo che ciò significhi che ha già cancellato l’umanità. Mi inquieta.

Guardando all’oggi, certo positivo: premi, fiere, mostre. C’è un lavoro impegnativo anche al di là della realizzazione delle tavole…

Si è vero, sono molto attivo. È un impegno che affronto con la sensazione di trovarmi in trincea per dare al fumetto un valore assoluto, che merita al di là di ogni ragionevole dubbio. Il fumetto è un’arte, ha diritto di vivere in galleria. Sto facendo un lavoro a fianco di Marco Lucchetti per il suo spazio in Svizzera, ad esempio: uno dei primi a valorizzare quest’arte.
Al di là del lavoro, per realizzare le tavole materiali o digitali serve una riconoscenza d’artista, che è una cosa molto faticosa.
All’inizio della mia carriera mi fu detto che le grandi case di produzione promuovevano se stesse: promuovere quest’arte e i suoi artisti è un lavoro da fare da soli. Mi trovo, quindi, in una fase professionale in cui il disegno e la pittura sono solo una parte piccolissima del mio lavoro.

C’è, quindi, un mercato d’arte? Collezionisti?

Il collezionismo esiste soprattutto negli Stati Uniti: lì ha grossi numeri, con quotazioni interessanti. Sono acquirenti quasi solo di fumetti. In Europa i primi paesi sono la Francia e il Belgio. È un interesse che si è sviluppato ed è cresciuto negli ultimi 15-20 anni: noi abbiamo collezionisti che ci comprano da tutto il mondo, da Taiwan alle Canarie. È stato creato un mercato, un interesse che non esisteva.

E invece parlando di pubblico, lettori: il rapporto con i fans?

Ho un senso di enorme gratitudine, e spero di essere buono con loro. Di recente mi sono trovato con una fila di cinquanta persone da ore sotto il sole per una firma, una parola, una domanda: sono la vera ragione della mia passione.
Gloria, mia sorella e la mia manager, è attentissima. Il rapporto con i fans può anche esser faticoso: disegnare e parlare al tempo stesso, ma ho visto anche Caparezza, ormai un grande amico, che ha un rapporto con i suoi fans davvero fantastico. È un grande esempio.

Guardando al futuro, che cosa non ha ancora realizzato, le manca, e immagina di perseguire?

Come accennavo, la divulgazione dell’arte del fumetto online: ci devo pensare facendo brainstorming con il mio staff. La seconda cosa è dare pari dignità al nostro lavoro.  Abbiamo fatto passi enormi, c’è un vasto pubblico di appassionati ma persiste ancora un senso di spocchia da parte della critica del mondo dell’arte. Mi impegno a superarlo, per tutta la categoria.
Per quanto riguarda il mio lavoro, voglio realizzare un progetto esclusivamente mio, un personaggio: credo che sarò pronto tra un paio d’anni.
Dopo inseguirò un altro sogno, che è fare il coltivatore diretto. Del resto vivo nella bella campagna toscana…

In copertina: 300
Illustrazioni: Spiderman, Joker e Avengers

Immagini per gentile concessione di Simone Bianchi