CIAO MAGAZINE

View Original

TIZIANO TERZANI - Quell'innato senso di irrequietezza

“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d’umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare”.

Anima, cuore, passione ma soprattutto curiosità. Una curiosità che spinge Tiziano Terzani a conoscere ogni angolo del mondo orientale – i suoi popoli, le loro difficoltà, le loro rivoluzioni – chiedendosi sempre il perché di ogni cosa, andando alla ricerca della verità più nascosta e distaccandosi man mano sempre di più da una vita occidentale troppo moderna e materialista.

Immagine © Archivio Terzani, Venezia (www.cini.it)

Tiziano Terzani – o come preferisco chiamarlo io, il Maestro di vita – nasce a Firenze il 14 settembre del 1938. Lavora dal 1971 al 1996 con la rivista tedesca Der Spiegel, iniziando come corrispondente per l'Asia, con sede a Singapore.

Anche se scrive per altre pubblicazioni, tra cui i quotidiani italiani La Repubblica e Il Corriere della Sera, è Der Spiegel a concedergli la libertà che desidera.

Terzani è una figura irrequieta, con una grande sete di conoscenza e con la voglia di esplorare il mondo in ogni sua sfaccettatura. Passa tutta la vita viaggiando e vivendo in quella parte di Asia che tanto lo affascina e che lo colpisce a tal punto da creare con essa un legame sempre più profondo.

© Angela Staude Terzani (www.italianliterary.com)

Sono viaggi di lunga durata e con non poche difficoltà, sempre lontano dalla famiglia che ama e da una moglie che considera come il suo punto di forza ma, ogni volta, sempre più vicino al se stesso di cui è, costantemente, alla ricerca.

Vuole capire il mondo, il senso della vita, e, soprattutto, quello della libertà.

Scrive il suo primo libro Pelle di leopardo – diario vietnamita di un corrispondente di guerra nel 1972/73, durante gli anni della lunga e dolorosissima guerra tra il Vietnam del Nord e quello del Sud, per poi assistere all’olocausto della Cambogia e finire nella sua tanto amata Cina: una Cina che aveva sempre studiato da lontano, affascinato dalla sua storia e dalla sua cultura.

© Abbas / Magnum Photos (magnumphotos.com)

Impara il cinese mandarino, gira in bicicletta e manda i figli alla scuola pubblica, ma, soprattutto, si firma con il suo nome locale, Deng Tiannuo, fatalmente composto dal nome di famiglia «Deng», proprio come Deng Xiaoping, e altri due caratteri che vogliono dire «promessa del Cielo». Questo perché lui non è uno dei tanti giornalisti mandati sul campo: lui ama la contraddizione del Paese, si sente e si comporta da uomo del posto.

Purtroppo, però, Terzani viene poi espulso dalla grande e potente Cina, accusato di aver trafugato tesori nazionali e di vilipendio contro il governo. Quel giorno firma i documenti per il rimpatrio, obbligatoriamente, con il suo vero nome: da quel momento Deng Tiannuo non esisterà più.

L’espulsione crea una ferita molto profonda nell’animo dell’autore, che ha sempre sognato quella Cina, così lontana e vicina allo stesso tempo, e che porterà sempre nel cuore.

Video: intervista a Terzani (2002)
Foto © Cristiano Laruffa / LaPresse (
www.lapresse.it)

Tuttavia, è nel 1993 che Terzani inizia a cambiare il suo modo di pensare, prediligendo il caso a una vita programmata e razionale. Quello dei primi anni Novanta è un Terzani stanco e dubbioso sul senso del lavoro, che ricorda la profezia di un indovino incontrato a Hong Kong nel 1976 e decide di lasciarsi andare al caso: spinto dall’avvertimento sul suo pericolo di morte, per un anno, a partire dal primo gennaio, non prende aerei, pur continuando a lavorare come corrispondente in Asia per il giornale tedesco.

“Dopo una vita sensata, all’insegna della ragione, mi permettevo ora una decisione fondata sulla più irrazionale delle considerazioni e mi imponevo così un limite senza senso” – dichiarerà, in seguito, l’autore.

Durante quell’anno, Terzani cambia la sua visione del mondo e scrive Un indovino mi disse, che è insieme un romanzo d’avventura, un reportage e un diario personale. È il libro dove il lettore incontra l’io più interiore di un viaggiatore di altri tempi, di un giornalista introspettivo, nonché di una persona che ha fatto del viaggio una vera e propria metafora di vita. 

Abbiamo avuto la fortuna di approfondire la conoscenza di questo autore, fuori da ogni schema, direttamente con sua moglie Angela Staude, sua compagna dal 1958 e fino alla sua morte, e con la quale Terzani ha condiviso viaggi, ideologie, guerre, speranze e un immenso amore.

© Archivio Terzani, Venezia  (www.cini.it)

Angela, lei è stata la ‘compagna di viaggio’ di Tiziano: moglie, amica, confidente, nonché la sua più grande forza. Quando ha capito che questa voglia di scoprire, di esplorare, di conoscere di Tiziano era parte integrante della sua persona? Come lo ha supportato nelle sue scelte di fuga e durante tutti i momenti passati l’uno lontano dall’altra?

Appena ho conosciuto Tiziano - avevo 18 anni e lui mezzo anno di più - ho riconosciuto in lui, e soprattutto nel suo sguardo, un progetto per la vita molto più grande di quelli che si avevano a quell’età. Era un anelito a vedere, a capire: una meta e un’ambizione più vaste di quelle comuni. E quando ci siamo conosciuti meglio, mi sono resa conto che sostenerlo in questa sua ricerca di conoscenza avrebbe meritato tutto il mio supporto, e che sarebbe sicuramente valsa la pena di vivere con un uomo con questo tipo di impegno: sarebbe stato più interessante e più stimolante per me che non cercare di crearmi un mestiere tutto mio. Quello, tutti lo possono fare. Sostenere invece una persona con una meta così difficile da raggiungere sarebbe stata una responsabilità fuori dal comune, difficile, ma mille volte più stimolante. E da quel giorno non ho mai più cambiato idea.

Come l’ho sostenuto da vicino e da lontano? Cercando di capire in quale maniera volesse farsi la sua strada, non mettendola mai in discussione, lasciandogli la piena libertà di arrivarci a modo suo. In compenso ho avuto molto: la sua amicizia, il suo amore, la sua fiducia, e la nostra complicità.

L’emblema del Terzani viaggiatore, giornalista, scrittore, fotografo, di colui che ha vissuto il viaggio più bello che si possa vivere, quello della vita, è racchiuso in “La fine è il mio inizio”, tra quelle parole, così semplici e profonde, di un padre che racconta al figlio il vero senso della vita. Una sorta di testamento spirituale dove il lettore incontra un Terzani felice, soddisfatto, un grande amante della vita, libero da ogni cosa, da tutti e, persino, da sé stesso. Quale è stato il momento in cui Tiziano capisce di volersi distaccare da tutto ciò che è stato e perché?

Lo capisce lentamente, nel corso della vita. Capisce che tutte quelle non sono mete valide di per sé, bensì tappe che ti portano avanti, di successo in successo, di piacere o dispiacere in piacere o dispiacere, ma non portano alla serenità di chi del mondo e della vita ha carpito qualche segreto.

Quella di distaccarsi è stata una decisione nata dopo aver visto quanto è effimero tutto: la politica, soprattutto. Quanto poco ci si mette a riabbandonare le mete ideali dopo averle raggiunte, come quella del socialismo/comunismo che fallisce non appena diventa sistema di potere. Tutto si ripete sempre in modo uguale: a una guerra ne segue un’altra, a un’oppressione un’altra, e così via. In verità, l’uomo cammina ma non impara nulla, o ben poco, dal cammino fatto.

Il suo distaccamento nasce anche dall’aver capito che i problemi della società, alla cui soluzione Tiziano avrebbe voluto dedicarsi, sono radicati soprattutto nell’uomo stesso. Per questo decide di guardare, più che fuori, dentro se stesso e dentro ogni uomo. È lì, dall’ ambizione, invidia, gelosia, aggressività dell’uomo che nascono tutti i grossi problemi del mondo. Quando Tiziano si rende conto di tutto ciò, decide di dedicarsi innanzitutto a migliorare se stesso, consigliando implicitamente a tutti noi di fare altrettanto.

Questo ultimo suo viaggio Tiziano lo racconta al meglio nel suo ultimo libro, Un altro giro di giostra, e in modo più particolare in Lettere contro la guerra.

Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita e lui ci è riuscito, per fortuna documentando sempre tutto, lasciando racconti e riflessioni personali a quei lettori che hanno fatto e faranno, delle sue parole, il loro coraggio.

Muore il 28 luglio 2004 a Orsigna, in Toscana, da viaggiatore, ma soprattutto da uomo libero e con la consapevolezza che nulla, nella vita, succede per caso: “Il caso? Difficile dire che non esiste, ma in qualche modo mi andavo convincendo che gran parte di quel che sembra accadere appunto ‘per caso’, siamo noi che lo facciamo accadere; siamo noi che, una volta cambiati gli occhiali con cui guardiamo il mondo, vediamo ciò che prima ci sfuggiva e per questo credevamo non esistesse. Il caso, insomma, siamo noi”.

In copertina: Tiziano Terzani
Immagine @ Emanuela Danielewicz
(www.danielewicz.de)

Materiale visuale per gentile concessione di Angela Staude Terzani