TORINO, LA CITTÀ MAGICA - Alchimie e leggende del capoluogo piemontese

TORINO, LA CITTÀ MAGICA - Alchimie e leggende del capoluogo piemontese

Torino ha tanti volti: prima capitale d’Italia, polo industriale, salotto culturale, fucina di nuovi progetti e di start-up. Una città che si reinventa con la spinta di energie nascoste. Ma quali energie? La risposta di un economista, di un sociologo o di illustri torinesi, come Piero Angela, potrebbe essere assai diversa ma sottotraccia, o meglio nei sotterranei, c’è una ragione suggestiva e intangibile: Torino è il punto in cui i triangoli della magia nera e della magia bianca si sovrappongono.

Un immaginario filo con Londra e San Francisco la lega al lato dark, mentre con Praga e Lione forma il triangolo bianco. Luoghi, edifici, aneddoti si rincorrono tra dubbi, incognite e presunte certezze. Forse si dovrebbe chiedere un’opinione all’Angelo della scienza in Piazza Solferino che, dall’alto della sua posizione e autorevolezza angelica, avrebbe qualcosa da raccontare. A meno che non si creda sia la rappresentazione di Lucifero. Questo è il cuore nero, il punto d’accesso nel sottosuolo, il punto da cui si dipana la rete fognaria sabauda, lo spazio in cui un tempo si giustiziavano i balordi e si seppellivano i morti. E la magia bianca?

La nascita di questo legame con il mondo dell’esoterismo non è certa e varie sono le interpretazioni. Si dice, ad esempio, che sia un “boule d'assas” divulgato dai Savoia con l’Unità d’Italia, per dar maggior autorevolezza a Torino. Qualcuno, invece, trova radici nell’orientamento della città tracciata nel terzo secolo avanti Cristo (quando galli e liguri si unirono per creare un centro strategico tra Mediterraneo ed Europa), e nei fattori magici e religiosi della pianta romana, con le quattro porte e una via principale, che coincideva con l’asse in cui sorgeva il sole. Altro elemento non casuale, l’incrocio di due fiumi – scelta letta non in modo funzionale – porta l’orologio ancora più indietro nel tempo. La Dora e il Po sarebbero un’impersonificazione di Iside e Sole. Si parla del ritrovamento di un reperto che riconduce infatti, la prima origine agli egizi: il principe egizio Eridano, semi-dio scappato nel 15° secolo a.C. dal suo paese, approdato prima in Liguria (che prese il nome da suo figlio Ligurio), poi risalito nell’entroterra sino alle pianura sul Po, trovandolo simile al grande Nilo decise di insediarsi sulle sue rive. Ipotesi suggestiva, se si pensa al fatto che il più grande museo egizio dopo il Cairo trova la sua collocazione proprio a Torino, a poche centinaia di metri da una delle antiche porte della città.

Il Museo Egizio di Torino

Il Museo Egizio di Torino

L’elegante cuore cittadino sarebbe in realtà un concentrato di simboli e messaggi non sempre facili da decriptare, disegnato dagli architetti che nel corso dei secoli hanno progettato la città seguendo codici segreti dettati dalla massoneria. Per un tour magico il luogo da visitare, magari con l’aiuto di guide specializzate sul tema è, in primis, la fontana Angelica in piazza Solferino, considerata la porta verso l’infinito, con due statue maschili di giganti e una cascata che rappresenta le colonne d’Ercole. L’acqua è l’esoterico simbolo della conoscenza; alle spalle dei due personaggi sono scolpiti due infanti, simbolo del cattolicesimo e di Gesù: se si dovesse sintetizzarne il significato, la lettura potrebbe indicare la ricerca della conoscenza piena e perfetta dell’infinito. Un programma intellettualmente impegnativo ma, per la magia, nulla è impossibile.

Il cuore “bianco” di Torino gravita nella zona centralissima di Piazzetta Reale e degli attigui giardini, dove è protagonista un’altra fontana: quella dei Tritoni. Una piccola area ad alta intensità di simboli. Nello stesso complesso il Duomo, con la regina delle reliquie: la discussa Santa Sindone; poco più in là, in profondità, nelle cantine reali di Palazzo Madama, le Grotte Alchemiche. A pochi passi e a qualche metro più in alto, ovvero in superfice, un paletto che sorregge una catena in prossimità delle statue equestri di Castore e Polluce segna il punto magico assoluto.

Partendo da qui e muovendosi verso il fiume Po, sotto i portici dell’omonima strada, si arriva in pochi minuti di passeggiata esoterica alla Gran Madre, luogo di sepoltura dei reali sabaudi e, si dice, anche del Santo Graal. Aspetti storici e aspetti intangibili s’incrociano e rafforzano la leggenda. Personaggi legati all’esoterico hanno soggiornato in città: basti citare Cagliostro e Nostradamus e, per venire ad anni recenti, il sensitivo di fama internazionale Gustavo Rol.

Torino, panorama

Torino, panorama

C’è da domandarsi che cosa significhi però magia, oggi, a Torino. Arturo Brachetti, artista e illusionista famoso in tutto il mondo, ha un’opinione precisa: "La tradizione di tolleranza della famiglia Savoia, per migliaia di anni ha dato la possibilità a molte religioni, sette o amanti del mistero di poter liberamente seguire le loro ricerche e i loro percorsi spirituali anche diversi da quelli canonici e ortodossi. Sono orgoglioso e affascinato da quest’aspetto di Torino, città che è come una donna velata piena di misteri da scoprire. A Torino c'è stato il primo circolo mesmerico d'Italia e il primo circolo di illusionisti, nonché culti di religioni o superstizioni legate al metafisico. Oggi è rimasta la capitale italiana della magia e soprattutto dei misteri nascosti che il visitatore ignaro non può scoprire di primo acchito, al di là dei muri, dei salotti e delle facciate austere". Brachetti è anche il fondatore di una scuola per maghi, il Circolo Amici della Magia; già, perché per qualcuno è anche un mestiere.

E poi c’è una magia vera e semplice, alla portata di tutti: è quella che si replica con lo spettacolo di Luci d’Artista, installazioni firmate dai maestri d’arte contemporanea, che veste la città da novembre a gennaio. Alzando la testa, ecco la prospettiva di via Po, con le costellazioni di Palomar. “…e quindi uscimmo a riveder le stelle”, per dirla alla Dante.

(Articolo pubblicato sul Volume 2 di CIAOPRAGA)

In copertina: la Gran Madre e, sullo sfondo, la Mole Antonelliana

DA THONET A TON  - Il design si piega, ma non si spezza!

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LUCA VULLO - Ambasciatore della gestualità italiana e voce degli emigranti

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