IZARA BATRES - Quando la poesia mette le ali

IZARA BATRES - Quando la poesia mette le ali

Poesia tratta da “Il fuoco verso la luce”, di Izara Batres 

Dal treno ho visto una luce

che si ergeva sulla terra ramata,

proprio come il cavaliere viola che nasce

dall’ultimo fuoco.

Si avvicinava, al galoppo

sulla pianura mardorlata,

dove le pietre distrutte tessevano il loro dolore

e la sua forza.

E nel crepuscolo solido, vigile,

volevo lasciare un bacio momentaneo.

Solo una carezza dell’alito  

che l’implacabile invisibilità

del senso

dimenticò nella radice della terra.


Izara Batres è una poetessa e scrittrice spagnola, dottoressa di ricerca in Studi Letterari presso l'Università Complutense di Madrid, laureata in Giornalismo, Master in Studi Letterari e Master nella Formazione per gli Insegnanti. Professoressa di Letteratura presso l'Università Camilo Jose Cela e di Scrittura Creativa presso Fuentetaja Literaria, impartisce anche laboratori letterari privati. Ha, inoltre, progettato un corso di poesia terapeutica in tre fasi pedagogiche.

Nel 2016 presso l’Ambasciata di Spagna della Santa Sede a Roma, ha ricevuto il XXXVI Premio Mondiale di Poesia Fernando Rielo, per la sua silloge Tríptico. La Giuria era presieduta dal critico letterario José Mª López Sevillano (Spagna), segretario permanente del Premio; Rafael Fernández Hernández (Spagna), professore di Letteratura dell’Universidad de La Laguna; Arnaldo Colasanti (Italia), poeta e critico letterario; David G. Murray (EU), critico letterario ed esperto in filologia inglese e Alberto Giralda Cid (Spagna), critico letterario.

Nel 2004 ha ricevuto il premio della Editorial Siruela per il suo saggio Il mondo di Sofia. Nel 2007 ha ricevuto il primo Premio del quotidiano El País, come vincitrice dei racconti della EP3 “Talentos”, con il racconto Il paziente.

È autrice di sei libri: le sillogi Avenidas del tiempo, El fuego hacia la luz e Tríptico, il libro di racconti Confesiones al psicoanalista, il romanzo ENC o El sueño del pez luciérnaga e il saggio Cortázar y París: Último round, basato sulla sua tesi di dottorato.

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Benvenuta, Izara! Sono molto felice di avere l'opportunità di conoscerti meglio e sapere di più sulle tue attività, non solo letterarie. Quando hai iniziato a scrivere? Come nasce la necessità di scrivere?

Ho iniziato a quattro anni, ero piccola. Ricordo che i miei genitori leggevano e parlavano molto con noi. Entrambi sono filosofi e hanno una grande sensibilità. Mio padre ci recitava poesie e non erano solo poesie infantili; per esempio, ci recitava “Il corvo”, di Edgar Allan Poe. Ho letto poesie e libri di ogni genere, anche quelli che, presumibilmente, erano diretti a un pubblico più adulto, di una certa complessità, e penso che questo sia il motivo per il quale ho cominciato ad amare la poesia, perché i contenuti non erano piatti, ma avevano una grande profondità e intensità; penso che i bambini sappiano dare valore a queste cose. Il sentimento arriva alla loro anima, sebbene non possano comprendere tutti i concetti. Se sei appassionato di qualcosa, è una sfida affascinante: ciò è essenziale. Ai miei studenti, dico sempre di non scrivere poesie semplici con rime frivole, le stesse che abbiamo dovuto ascoltare ripetutamente a scuola, perché i bambini, proprio per questo motivo finiscono per odiare le poesie e non hanno più alcuna intenzione di conoscere la vera poesia, né di imparare a distinguerla.

Quali sono le letture o gli autori che preferisci e quali pensi possano avere più influenza su un poeta?

Amo la poesia surrealista che, credo, raggiunge vette vere nello sviluppo del linguaggio poetico, nell'immaginazione, nella trance creativa.

Per quanto riguarda i poeti, mi piacciono Tagore, Breton, Éluard, Neruda, Pizarnik, il palcoscenico surrealista di Lorca, TS Eliot, Whitman, Machado, Juan Ramón Jiménez, Hernández... Potrei parlare di molti autori, Maupassant, Joyce, Borges, Sabato, Miller, Poe, ma, non voglio dilungarmi: oltre alla poesia, mi piacciono molto le storie di mistero e terrore; anche l'umorismo scritto di Groucho Marx. E, naturalmente, sono appassionata di Cortázar, mi sono innamorata di lui da quando ho letto Il giro del giorno in ottanta mondi. Se qualcuno è stato in grado di definire ciò che sente un creatore, e specialmente un poeta, è lui, nel suo testo Dalla sensazione di non essere affatto.

Come vedi il panorama attuale della poesia? È sufficientemente valutato?

Penso che in questo momento molta prosa sia scritta travestita da poesia. Quindi penso che il problema sia come cercare di far distinguere ai bambini i due modi di scrivere e, inoltre, come far in modo che possano rispettare il linguaggio poetico e far sì che gli piaccia. Viviamo una disumanizzazione molto pronunciata, un tempo in cui la fa da padrone il vuoto e non dovremmo lasciare che questo si rifletta nella poesia. Il verso deve sempre andare in fondo alle cose.

Sembra che nelle letteratura valga qualsiasi cosa, basta metterci sopra un'etichetta. Ma per le scienze ciò non accade. A ciò contribuisce un'educazione che non insegna ai bambini ad amare la poesia, ma ad allontanarsi da essa, perché rimane ancorata al contenuto piatto e banale di cui ho parlato prima. I bambini sono piccoli, ma non stupidi. E, soprattutto, si tratta di trasmettere nozioni e cognizioni con entusiasmo.

È difficile combinare la scrittura con il lavoro delle tue lezioni e dei tuoi seminari?

Amo insegnare all’Università e svolgere i miei laboratori di scrittura creativa, dove spesso vengono create atmosfere magiche e alcuni cronopios che ti sorprendono, quindi mi piace dedicarvi del tempo. A volte, vuoi fare tutto e non puoi. Il problema è l’organizzazione quotidiana per poter scrivere, è una necessità quasi come respirare. Non è facile, in un presente come quello che abbiamo, di tanto stress, tanta pressione, stipendi precari, ma c'è qualcosa che ti porta a scrivere, che non ti fa dimenticare che questo è essenziale per te.

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Mi piacerebbe che tu mi parlassi dei libri di vario genere che hai pubblicato. Tra i vari argomenti che offre la vita reale, di cosa preferisci scrivere?

Ho scritto saggi, narrativa, poesia e sceneggiatura, su tutti i tipi di argomenti e posso dire che ogni genere ha la sua magia e contribuisce a qualcosa di importante per la scrittura creativa. ENC o el sueño del pez luciérnaga è un romanzo sulla situazione della gioventù. Penso che la situazione sia la stessa ora che quando l'ho scritto, ho la sensazione che non ci sia via d'uscita. Le confessioni allo psicoanalista provengono da storie umoristiche, è stato molto terapeutico scriverlo perché ogni storia è una critica di un aspetto di questa società di matti che a volte raggiunge il culmine dell'assurdo. Cortázar e París è un saggio sullo scrittore, ma un saggio molto profumato di poesia, che ho scritto sulla base della mia tesi di dottorato basata soprattutto sul suo libro Último round (anche se fa riferimento anche ad altri suoi libri). Avenidas del tiempo, El fuego hacia la luz y Tríptico sono libri di poesia e ognuno ha la sua voce. Avenidas integra poesie che ho scritto quando ero molto giovane, ho una tenerezza speciale per quel viaggio attraverso i meandri umani. El fuego ha un aspetto più metafisico e surreale; ci sono anche poemi apocalittici e critici. E Tríptico è spirituale, elaborato in tre fasi e scritto a partire dall’esperienza più dura e più dolorosa della mia vita.

Il primo libro è come il primo amore: è ciò che fa sentire il poeta e lo scrittore adulti e oggettivizza per la prima volta quei sentimenti che erano chiusi nella sua mente e nel suo cuore. Puoi dirci qual è stato il tuo primo pensiero dopo averlo pubblicato?

Avenidas del tiempo è stato il mio primo libro e, in effetti, è un primo amore e una prima nudità, se vuoi chiamarlo così. Dico sempre che il prezzo che il poeta paga è quello di essere nudo. Si soffre di più ma si approfondisce anche di più e ciò che è scritto dalla coscienza del poeta è molto più interessante. Penso che le persone che evitano di essere nude, nel senso di mostrare la loro vulnerabilità, abbiano mutilato una parte di ciò che le rende uniche. Quando uscì il libro, sentii una certa vertigine, anche se ero abituata, visto che mi sono sempre sentita come un pesce fuor d’acqua.

Hai ricevuto premi letterari, le tue poesie e storie sono state pubblicate in diverse antologie, tradotte in altre lingue, hai recitato in programmi culturali. Penso che tutto ciò sia stato indubbiamente fonte di soddisfazione. Ti motiva a continuare a scrivere?

È una gioia ricevere riconoscimenti in generale. Sono un incentivo a muoverti in quei giorni in cui non ti alzeresti dal letto. Quelli di noi che si dedicano alla creazione spesso sentono più intensamente le ferite delle “spine” che troviamo lungo il cammino. E ci sono tempi duri per ogni scrittore. Per esempio, l'ultimo premio è arrivato dopo quella dura esperienza di cui stavo parlando ed è stato come un regalo. Ma non penso che uno scrittore debba ossessionarsi per questo, né pensarci quando scrive. Sicuramente i premi ti incoraggiano e contribuiscono all'entusiasmo per la scrittura.

Secondo te, qual è il peso, nella società di oggi, di un bravo scrittore?

Ormai sembra che non importi più nulla quel che è immateriale, non importa se non ci sono benefici immediati che possano essere misurati con una scala, ma la poesia ha un peso, e tutte le persone “pesano” davvero. Lo scrittore, se è come Cortázar, ci fa pensare e sentire, ci risveglia, fa il giro del mondo ogni volta che parla, e ciò è essenziale. Il giorno in cui smetteremo di sognare, di pensare e di amare saremo sicuramente morti.

Cosa consiglieresti a un giovane che inizia a scrivere?

Che possa essere consapevole se scrive bene e che sappia discernere e una volta che abbia la certezza di essere uno scrittore, possa andare avanti con pazienza, con amore e senza lasciarsi abbagliare dai fuochi sociali. Essere famoso o socialmente importante non dovrebbe essere l'obiettivo; invece uno scrittore dovrebbe essere in grado di contribuire a qualcosa, dovrebbe poter aiutare i propri cari, far riflettere gli studenti, le persone che si incontrano lungo il proprio cammino e che sono preziose, dare amore nella creazione, insegnare ad amare. Non c'è niente di più importante di questo.

Stai già scrivendo un nuovo libro di poesie? O un nuovo libro? Puoi anticipare qualcosa?

Il mio nuovo lavoro toccherà con precisione alcuni problemi che hanno a che fare con questa intervista. E con essere o non essere... Posso dire poco per il momento, ma molto presto si potrà leggere, se tutto va bene.

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Ringrazio calorosamente Izara per questa intervista profonda e intensa che ci ha concesso e vi lascio con una poesia che abbiamo scritto insieme (un verso ciascuno) in occasione di un evento letterario del ciclo “La Rioja Poética” nel maggio 2017, in cui abbiamo incarnato il nostro concetto di “Poesia”.


“Non può essere che siamo qui per non poter essere”

Cortázar.

Poesia per poter essere

lirica assiale,

il mondo si è girato, tieniti.

Siamo qui per essere,

siamo per dire.

Ogni verso ci unisce

in questa corsa senza fine.

Voliamo da e nella poesia

dall’altra parte delle cose.

Non ci potranno mai tagliare le ali,

non ci potranno mai torgliere il verbo:

siamo poesia innanzitutto.

(Traduzioni a cura di Elisabetta Bagli)

In copertina: Izara Batres XXXVI Premio Mondiale di Poesia Fernando Rielo

Immagini per gentile concessione di Izara Batres

URBAN LANDSCAPE – L’architettura di Los Angeles nella fotografia di Gianfilippo De Rossi

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