BANGLADESH - Paese di colori e suoni

BANGLADESH - Paese di colori e suoni

Il Bangladesh è un Paese dalla natura incontaminata e dagli sguardi curiosi. La mia scoperta inizia a Dacca, la sua capitale: un affascinante mix di rumori, suoni, venditori ambulanti tra le migliaia di macchine ferme nel traffico, file infinite di persone, ma anche luogo - stranamente - di un enorme senso di silenzio e pace. Quando la giornata finisce, si accendono le luci soffuse della notte e si sente solo qualche mugolio di cani randagi in cerca di cibo o il suono dei freni di qualche vecchio rickshaw ancora in giro.

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Vista con gli occhi di un occidentale, Dacca è pura follia, ma io la trovo decisamente intrigante. 

Diciotto milioni di abitanti popolano questa città, talmente sovraffollata che la gente trova posto a sedere sul tetto dei vagoni dei treni. Al mattino, durante l’ora di punta, si cammina quasi obbligatoriamente con lo zaino di fronte, indossando la mascherina anti-smog e cercando di evitare spallate l’uno con l’altro, nel tentativo di avanzare, ognuno continuando verso la propria meta.

Per strada si vende di tutto: mascherine, frutta, bottiglie di acqua, vestiti, giornali e, volendo, si fa anche colazione tra una macchina e l’altra con le paratha: pane e uova fritte preparate al momento, con tanto - ma proprio tanto - peperoncino (la cucina, infatti, in Bangladesh è così piccante che una delle prime frasi che ho dovuto imparare a dire nella loro lingua è stata “non piccante, per favore”).

Il Bangladesh è un Paese ad alta maggioranza musulmana e il venerdì è considerato il giorno sacro per eccellenza: è il giorno della preghiera e del riposo, che fa di Dacca una città completamente diversa, senza traffico e quasi tranquilla. Per questo, è il giorno perfetto per andare a visitarla.

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Si dice che il nome Dacca (o, nella sua versione non tradotta, Dhaka) si riferisca all'albero dhak, un tempo comune nella zona, o a Dhakeshwari ("La Dea nascosta"), il cui santuario si trova nella parte occidentale della città.

Anche se la storia del suo nucleo abitato si può far risalire al primo millennio d.C., Dacca non si è sviluppata fino al XVII secolo, quando è diventata capitale della dinastia musulmana dei Moghul della provincia del Bengala. Durante questo periodo, divenne centro di un fiorente commercio marittimo che attirava commercianti inglesi, francesi, armeni, portoghesi e olandesi.

Alcuni monumenti storici, risalenti al periodo islamico, si trovano nella cosiddetta città vecchia, situata sulle rive del fiume Buriganga, dove la vivace cultura e il fascino del vecchio mondo catturano il cuore di molti.

È il luogo dove si possono gustare ottimi biryani (un piatto di riso misto arricchito da spezie, carne e talvolta, in aggiunta, uova e/o patate) nelle baracche per strada con poca luce e senza posate, tra sguardi curiosi e timidi sorrisi; dove i bambini giocano all’aperto rincorrendosi tra tutti quei vicoli stretti che sanno di casa e dove le donne passeggiano vestite a festa.

La città vecchia è il simbolo di una vita all'antica, più rilassante, rappresentata dalla fortezza di Lalbagh – grande opera d’arte dell’era musulmana che unisce storia e armonia, nonché patrimonio UNESCO.

Altro monumento storico è il Palazzo Ahsan Manzil (in copertina, ndr), situato nella zona di Sadarghat, sul lungofiume, dove il trambusto è travolgente anche durante il fine settimana con barche, operai che scaricano scatole e una varietà smisurata di veicoli che trasportano merci.

Le strade sono piene di gente; gli odori pungenti, i colori vividi e i suoni, a tratti, disorientanti.

In mezzo a tutta questa confusione, il Palazzo Ahsan Manzil - con il suo colore rosa così accogliente, il suo giardino e i suoi fiori - rappresenta un’oasi di silenzio, pace e tranquillità. Costruito tra il 1859 e il 1872, è stato la residenza del Nawab - ovvero viceré - di Dacca. Oggi il palazzo, trasformatosi in museo, ricorda il passato coloniale del Bangladesh.

Dacca non è sicuramente la tipica meta turistica ma, per chi è pronto a conoscere il mondo e ad accogliere la diversità in tutte le sue manifestazioni, è tutta una scoperta!

In copertina: Il palazzo Ahsan Manzil
immagine di Rayhan Ahmed







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