GIORGIO MORETTI – Editoria e cuore italiano al servizio della comunità

GIORGIO MORETTI – Editoria e cuore italiano al servizio della comunità

Dall’Europa al Canada, dall’ingegneria meccanica all’editoria italiana: la parabola professionale di Giorgio Moretti è un percorso segnato da visione e determinazione, ma anche da un profondo legame con la cultura italiana.

Editore de Il Marco Polo, oggi unica testata italiana in British Columbia disponibile sia in edizione cartacea sia digitale, Moretti ha trasformato un’esigenza personale in un progetto al servizio della collettività.

Lo abbiamo incontrato per ripercorrere il suo cammino e le sfide affrontate lungo il percorso.

Qual è stato il momento in cui ha capito che l’editoria sarebbe diventata una parte centrale della sua vita?
Non si è trattato di un singolo episodio ma del naturale approdo di un percorso maturato nel tempo. Avevo già avviato e coordinato diverse testate e ogni esperienza mi aveva insegnato qualcosa: sulle persone, sul loro bisogno di sentirsi rappresentate, sulla responsabilità che accompagna la parola scritta.
A un certo punto, ho compreso che ciò che mi muoveva davvero non erano più solo le competenze o i risultati editoriali ma il rapporto con i lettori. Quando l’editoria ha iniziato a significare relazioni, e non soltanto pubblicazioni, ho capito che era diventata parte integrante della mia vita.

Ogni sua iniziativa editoriale è sempre stata legata a un bisogno della comunità. Quanto è stato determinante l’ascolto delle persone nelle sue scelte imprenditoriali?
Le intuizioni più importanti non sono mai nate dietro una scrivania ma da conversazioni informali: dopo un evento, davanti a un caffè, al telefono, talvolta persino per strada. Le persone percepiscono quando vengono ascoltate con sincerità. E quando si aprono, affidandoti il loro vissuto, nasce una responsabilità: quella di costruire qualcosa che le rappresenti davvero.

L’acquisizione de Il Marco Polo, nel 2016, è stata una scommessa importante. Quali sono state le difficoltà maggiori nei primi anni a Vancouver e cosa l’ha spinta a proseguire?
Rilevare Il Marco Polo ha significato assumersi molto più che la gestione di un giornale. Ho preso in carico una storia, un patrimonio di emozioni e aspettative. Vancouver, per me, era una realtà nuova e non sono mancati momenti di solitudine. Proprio allora, però, ho compreso fino in fondo quanto una testata possa rappresentare un punto di riferimento per chi vive lontano da quella che continua a chiamare “casa”.

Il rapporto con Rino Vultaggio, storico fondatore de Il Marco Polo, è stato centrale nella fase di transizione. Che eredità le ha trasmesso, sul piano professionale e umano?
Rino possedeva una qualità rara: sapeva insegnare senza bisogno di spiegare. Oltre al rigore professionale, mi ha trasmesso il valore della discrezione, del rispetto e della pazienza. Ancora oggi, davanti a decisioni complesse, mi sorprendo a chiedermi: “Cosa avrebbe fatto Rino?”. È la misura più autentica dell’eredità che mi ha lasciato.

Oggi Il Marco Polo si rivolge sia a lettori italofoni sia anglofoni. Quanto è importante costruire un ponte tra generazioni e culture nella comunità italo-canadese?
Ho visto nonni sfogliare il giornale in cerca di nomi e storie familiari, e giovani desiderosi di riconoscersi in un’identità contemporanea. Se riusciamo a farli sedere alla stessa tavola, anche parlando lingue diverse, allora la comunità resta viva. È questa la vera sfida, e al tempo stesso la vera opportunità.

Lei sottolinea spesso il valore del team. Che modello di leadership cerca di portare avanti come editore e imprenditore?
Il team, per me, non è uno strumento, ma una vera e propria famiglia professionale. Cerco di creare un ambiente in cui le persone si sentano libere di sbagliare, proporre idee, crescere. Quando qualcuno si rivolge a te con fiducia, significa che stai esercitando la leadership nel modo giusto.

L’orgoglio per la cultura italiana emerge con forza nel suo racconto. In che modo le sue radici influenzano ancora oggi il suo approccio al lavoro e all’impresa?
Si riflettono nel valore che attribuisco alle relazioni, alla continuità, alla memoria. La cultura italiana insegna che le cose davvero importanti si costruiscono nel tempo, con pazienza e rispetto. È lo stesso sguardo con cui considero Il Marco Polo: non un progetto effimero, ma una realtà destinata a crescere e a durare.

Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi e quale contributo duraturo vorrebbe lasciare alla comunità italiana in Canada?
Non vorrei che restasse un nome, ma un sentimento. L’idea che qualcuno, da qualche parte, si sia preso cura della voce della comunità. Se Il Marco Polo continuerà a raccontare le storie delle persone, allora saprò di aver fatto ciò che sentivo di dover fare.

In copertina: Giorgio Moretti
Immagini per gentile concessione di Giorgio Moretti

MASSIMILIANO FERRARA – Un protagonista nella promozione della cultura italiana nel mondo

MASSIMILIANO FERRARA – Un protagonista nella promozione della cultura italiana nel mondo

DANIELE GATTANO – Una comicità sincera, all’insegna della libertà

DANIELE GATTANO – Una comicità sincera, all’insegna della libertà

0