DAVIDE CARBONE – Dove finisce la terra e comincia la libertà
Come un moderno Ulisse, Davide Carbone - scrittore, istruttore subacqueo e viaggiatore - ci guida in uno straordinario viaggio in solitaria intorno al mondo, condividendo luoghi, incontri, emozioni.
In 1014 giorni ha attraversato 44 Paesi, percorso 65mila chilometri via terra e collezionato 156 immersioni tra gli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano: un’avventura vissuta sopra e sotto il mare. Il richiamo dell’oceano lo ha spinto ad abbracciare una vita non convenzionale e anticonformista, lontana dai ritmi frenetici della quotidianità.
Davide ci invita a scavare oltre la superficie, oltre la forma, per abbracciare la sostanza. Un'esplorazione esterna, geografica, che si accompagna a un'evoluzione interiore. Due percorsi apparentemente paralleli che finiscono per fondersi in una nuova dimensione, dando vita a una profonda scoperta di sé, libera da pregiudizi: essere vivi, e non semplicemente esseri viventi.
Un’esperienza che diventa anche fonte d’ispirazione per chi sente il bisogno di evolversi, rimettersi in gioco e autodeterminare il proprio percorso, e che ha dato origine a due libri: Solo il cielo sopra di me (2021) e L’universo dalla mia parte (2022).
In questa intervista, ci racconta cosa lo ha spinto a cambiare tutto e come è nato il suo incredibile giro del mondo.
È rientrato da pochi mesi da un viaggio in solitaria durato quasi tre anni, vissuto sopra e sotto il mare. Da dove nasce la sua storia personale e cosa l’ha portata fin lì?
La mia storia nasce dal desiderio di vivere libero. Dopo anni dietro una scrivania, ho riscoperto il mio legame con il mare attraverso la subacquea: una passione nata da bambino. A 29 anni ho preso il primo brevetto, poi ho iniziato a viaggiare e a lavorare come guida e istruttore sub, fino a trasferirmi ai Caraibi.
Problemi di salute e perdite personali mi hanno costretto a fermarmi, ma mi hanno anche aperto alla vela. Da lì è ripartito tutto: ho lavorato in vari paesi, attraversato due volte l’Atlantico, scritto libri e infine realizzato il sogno più grande, il giro del mondo sopra e sotto il mare.
Prima di iniziare la sua avventura, si sentiva già un “cittadino del mondo” o è diventato tale strada facendo?
Ho iniziato a sentirmi cittadino del mondo vivendo ai Caraibi. Viaggiare e lavorare all’estero ha rafforzato questa sensazione, che è cresciuta ancora di più durante il giro del mondo. Dopo oltre 70 paesi visitati, oggi mi sento a casa un po’ ovunque.
C’è un incontro, lungo il viaggio, che più di altri l’ha segnata dal punto di vista umano o personale?
Ho incontrato moltissime persone ma l’incontro che più mi ha segnato è stato quello con Marco, un viaggiatore italiano conosciuto in un ostello in Messico. Viaggiava da decenni, senza social e con tutto nello zaino. In lui ho ritrovato un modo autentico di viaggiare, lontano dall’esibizionismo e dai social, e questo mi ha dato molta forza.
Viaggiando attraverso culture e continenti diversi, quali confini invisibili ha scoperto o messo in discussione?
Nel viaggiare ho capito che i confini sono soprattutto mentali. Superata una frontiera, restano le persone, spesso unite dalle stesse difficoltà. Guardarsi negli occhi senza giudicare fa capire che, al di là delle differenze, apparteniamo tutti alla stessa umanità.
Come convivono oggi il suo forte senso di libertà e il legame con le sue radici?
La libertà è diventata parte di me, ma non ha cancellato le mie radici. Amo l’Italia e, dopo aver visto tanto mondo, ne apprezzo ancora di più il valore: oggi vivo qui, senza escludere nuovi lunghi viaggi, ma anche senza il bisogno di scappare definitivamente.
Un’esperienza così intensa ha influito sulla sua dimensione spirituale?
Sì, moltissimo. Il viaggio ha rafforzato la mia spiritualità: il mare, la natura e la solitudine sono stati momenti di profonda connessione. Affrontare paure e difficoltà mi ha aiutato a crescere e a rinascere più volte.
Il motivo per cui leggere Solo il cielo sopra di me: perché questo libro può parlare anche a chi non è un viaggiatore?
Solo il cielo sopra di me non è un libro riservato a chi ama viaggiare o a chi colleziona timbri sul passaporto. Può parlare anche a chi non parte, perché al centro non ci sono solo i luoghi, ma soprattutto i sogni, il desiderio di cambiamento e le domande che prima o poi tutti ci poniamo.
È un racconto che nasce da emozioni vere e da esperienze vissute, raccontate con sincerità, senza filtri. Le sensazioni, le paure, le scoperte accompagnano il lettore e lo coinvolgono, rendendolo parte del viaggio anche senza muoversi.
Proprio per questo è una storia autentica, scritta seguendo un’esigenza personale e non le mode o le logiche commerciali. Un libro per chi sente il bisogno di fermarsi, ascoltarsi e ritrovarsi, anche restando immobile, con solo il cielo sopra di sé.
Ne L'Universo dalla Mia Parte afferma che l’essere umano è l’unica divinità in Terra, ma che le sovrastrutture sociali e culturali soffocano questo potenziale fin dall’infanzia. Qual è stato, nel suo percorso personale, il passaggio più difficile per liberarsi dai condizionamenti e tornare a vedere il mondo con gli occhi di un bambino?
La mia seconda opera letteraria fornisce al lettore la chiave per accedere al cassetto dei sogni. Infatti, la potente forza creatrice dell’uomo è in grado di aprire porte dove appaiono solo muri. Il percorso personale di riscatto è iniziato quando ho trovato il coraggio di diventare un “difetto di fabbrica”. Non più, quindi, un ingranaggio di una catena di montaggio che ci intrappola in una vita lineare e scialba, ma un individuo in grado di ascoltare la sua voce interiore e osservare la vita con gli occhi di un fanciullo, per realizzare ogni desiderio.
Guardando alla sua storia, quali sono le sfide che, nella vita, vale davvero la pena affrontare?
Vale la pena affrontare le sfide che ci avvicinano ai nostri sogni. La vita è breve e viverla con rimpianti è il rischio più grande. La sfida più importante, alla fine, è provare a essere felici.
In copertina: Davide Carbone
Crediti fotografici © Davide Carbone
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