LETTURE SPAESATE – Nella cassetta degli attrezzi

LETTURE SPAESATE – Nella cassetta degli attrezzi

Negli ultimi mesi ho letto molto, ma di tracce non ne ho lasciate. Nessuna copertina fotografata, nessun resoconto delle letture. Sono rimaste tra la scrivania e il comodino, sedimentate. Mi sono dedicata soprattutto alla saggistica, con un’urgenza diversa da quella che mi porta di solito ai romanzi: sentivo di dover tornare a mettere le mani nella cassetta degli attrezzi.

Una parte di me era scettica, quasi mi rinfacciava di arrendermi all’approccio accademico (che tanto avevo odiato, che tanto ho fatto per togliermi di dosso), ma alla fine mi sono detta che non stavo guardando indietro; stavo tornando, al massimo, alle domande.

Critica dell'inespresso, Marco Gatto

Il saggio di Marco Gatto si concentra su ciò che nel testo resta implicito, taciuto, sospeso. Osserva l’inespresso non come difetto o mancanza, ma come parte strutturale del discorso.

Gatto scrive di «invisibile e inconscio», attribuendo loro «una natura tutt’altro che impalpabile»; ho pensato a quante volte ci concentriamo su ciò che è visibile,  dimenticando che il senso si organizza anche altrove. L’inespresso non è un’ombra leggera, ma qualcosa che agisce, struttura e orienta.

Ancora, Gatto scrive che «la letteratura […] ha un modo proprio di non dire»; non per reticenza, ma per una modalità formale: il non detto diventa tecnica, l’energia che tiene insieme il testo.

Da queste riflessioni ho rintracciato un lessico per pensare il margine, sono tornata a sostare sui bordi della parola affacciandomi all’inespresso. D’altronde, e questo avrei dovuto ricordarlo bene, ciò che non appare non è meno determinante di ciò che occupa la pagina.

Multipli forti (2023), Autori Vari

Multipli forti (2023) è una raccolta che mette insieme sguardi diversi sulla letteratura contemporanea. Leggere la varietà dei contributi che compongono il volume significa spostarsi continuamente: ogni intervento cambia l’angolazione, rimette in discussione ciò che sembrava acquisito, incrina le abitudini critiche.

Ad esempio, nel saggio Recommending, Antonio Franchini scrive: «Quando ero giovane, i decenni letterari che mi precedevano non li avevo vissuti e la mia preoccupazione principale era quella di conoscerli leggendo. I decenni di letteratura che invece adesso ho alle spalle li ho vissuti e il mio istinto è diventato quello di darne testimonianza. E soprattutto, di non dimenticarli». In quelle righe mi sono riconosciuta e ho riconosciuto anche un passaggio di postura: dalla curiosità alla responsabilità. Non solo entrare dentro la Letteratura (o provarci) ma custodirla, è un’ambizione, una vocazione.

Per analogia, a questo intervento collego le parole di Valeria Parrella che, in Perché torniamo ai classici, osserva che se sono davvero tali «vivono in mezzo a noi» e che l’unica cosa che possiamo fare è trovarli. Sono d’accordo: la letteratura non è un archivio, è una presenza. Cercarla significa misurarsi con qualcosa che è già qui.

Palpabile, concreta e viva, come la mette su carta Antonella Lattanzi nel suo Il corpo e i libri. Chiudendo l’intervento, l’autrice espone in maniera decisa che il corpo «si fa sangue, carne e parole in letteratura» e che questa racconta  «attraverso il corpo, pure tutta la vita, il presente, il passato e tutto il mondo». È un promemoria che terrò a vista; io, che avevo creduto l’analisi spolpasse la carne per lasciarne solo ossa, capisco infine che ogni discorso sulla letteratura, se non vuole diventare astratto, deve tornare proprio allo strato vivo.

In Multipli forti la pluralità è tensione produttiva. Mi ha costretta a interrogarmi su quanto spesso cerco una chiave unica, quando invece la letteratura sembra funzionare per attriti. È simile a una stanza in cui si torna più volte, fermandosi ogni volta davanti a uno specchio diverso.

Forme di spaesamento nella letteratura italiana (1965-1978), Elisa Attanasio

Lo spaesamento, nel saggio di Elisa Attanasio, non è solo un tema ma una modalità. Il volume analizza come la narrativa italiana abbia costruito nel tempo forme di disorientamento che non riguardano soltanto i personaggi, ma coinvolgono direttamente chi legge.

Perdere l’orientamento diventa un modo per rinegoziare le coordinate, per rimettere in discussione ciò che si dava per scontato. Attanasio parla dello spaesamento «come esperienza da attraversare piuttosto che da correggere» e invita a «sostare nei suoi vuoti, fare dei limiti un luogo di pensiero». È un’indicazione che va oltre il periodo storico analizzato, suggerisce un atteggiamento critico concentrato sul non ricucire, né tantomeno tentare di ristabilire l’ordine. Ho letto queste pagine con riconoscenza: mi hanno offerto diverse mappe, sì, ma non certo per eliminare lo spaesamento. Servono ad abitarlo meglio.

Negli ultimi mesi ho quindi preferito sostare nel laboratorio invece che sedermi in platea. Avevo bisogno di sporcare un po’ l’incanto con l’analisi e, alla fine, ho rimesso in ordine gli strumenti prima di tornare ai romanzi.

MARIA LUISA PAPPALARDO – Dialogo e qualità all’IIC Praga

MARIA LUISA PAPPALARDO – Dialogo e qualità all’IIC Praga

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