HONG KONG - Il fascino ritrovato di Tai Kwun tra storia, arte e cultura

HONG KONG - Il fascino ritrovato di Tai Kwun tra storia, arte e cultura

Le scale mobili ‘Central-Mid-Levels’ di Hong Kong costituiscono un comodo percorso a cielo aperto che si estende per 800 metri e s’inerpica fino alla zona residenziale situata tra Central e Victoria Peak.

La sezione sopra a Hollywood Road è collegata tramite una larga e scenica scalinata a uno degli ingressi di Tai Kwun Centre for Heritage and Arts. È un primo invito a esplorare questa rimanenza di storia coloniale la cui progettazione e sviluppo risalgono al XIX secolo.  L’imponente sagoma della Central Police Station si staglia sulla sinistra di questi ‘steps’, con rossi mattoni a vista (di cui i 15mila necessari alla ristrutturazione sono stati realizzati dalla stessa fabbrica britannica che li aveva prodotti un secolo fa) che fanno ancor più risaltare la sua bianca facciata in stile neoclassico.

Una volta messo piede nell’ampio cortile principale di Tai Kwun, si entra a far parte di una dimensione a sé, silenziosa e maestosa, nella quale gli edifici storici reclamano la loro importanza e solennità in un denso paesaggio contornato da grattacieli. Si scatta qualche foto includendo questi moderni intrusi, e si cerca di immaginarne la resa senza la loro presenza. Ma così è Hong Kong: le sue slanciate torri fanno parte del tessuto urbano praticamente ovunque, e il vecchio si sposa e convive col moderno. Una rigogliosa presenza dà un tocco di verde: è un gigantesco albero di mango. Parrebbe che siano stati i poliziotti indiani – al servizio dell’impero britannico – a introdurre questa esotica aggiunta. Se l’albero si riempiva di frutta, era di buon auspicio e avrebbe portato sicure promozioni.

Il sito dei sedici edifici storici che ora fanno parte del Tai Kwun Center for Heritage and Arts, è stato sviluppato tra il 1865 e il 1936. Tai Kwun – che significa "grande stazione" in cantonese – include l'ex stazione di polizia centrale,  la magistratura centrale e la prigione Victoria, in uso fino a quando il governo non li ha dichiarati monumenti storici nel 1995, per poi essere successivamente dismessi nel 2004 e 2006. Il più grande progetto di rivitalizzazione del patrimonio culturale della città, sviluppato in otto anni, è stato sostenuto da una sponsorizzazione di 3,8 miliardi di dollari da parte dell’Hong Kong Jockey Club.

Non ho avuto occasione di visitare Tai Kwun prima che fosse ribattezzato con questo nome ma, seguendo un tour proposto da giovani studenti, il luogo si è animato di interessanti aneddoti che mi hanno permesso di immaginare la vita all’interno di questo ‘compound’, in particolare nelle prigioni, dove le installazioni artistiche con proiezioni di sagome di prigionieri sul muro delle minuscole celle ci mostrano come l’assoluta ristrettezza di spazio, i seri problemi igienici – sommati all’insopportabile caldo in estate e al pungente freddo invernale – caratterizzassero all’epoca la vita quotidiana dei detenuti.

Tra i più celebri, ricordiamo Ho Chi Minh (1890-1969), fondatore della Repubblica Democratica del Vietnam nel 1945, che approdò a Hong Kong nel 1930 e fu arrestato in attesa di deportazione ed estradizione in Vietnam, dove sarebbe stato consegnato alle autorità francesi. Ho fu rinchiuso nella prigione di Victoria dal 1931 al 1933 e i suoi diari ci raccontano di come la migliore attività fosse il potersi esercitare per quindici minuti al giorno in uno stretto cortile circondato da mura, sentendosi come se si trovasse in fondo a un pozzo.

Camminando nei corridoi, lungo le mura e nella prigione, in un percorso che a tratti pare labirintico, ci si trova improvvisamente davanti a un lungo murale rosso con motivi di croce potenziata. Questi simboli religiosi, piuttosto ricorrenti nel cattolicesimo romano, qui ci sembrano quasi fuori luogo.  Poi, a uno sguardo più attento, ci si rende conto che quello che costituiva l’ingresso della casa del sovrintendente, era stato convertito in una cappella. In questo luogo di restrizioni, penitenza e sofferenza, era almeno permesso rivolgersi alla preghiera e all’aldilà, e non solo nel ristretto spazio di una cella.

È nel Prison Yard, uno spazio quadrato contenuto da alte mura, che spiccano le due strutture in stile moderno progettate dallo studio svizzero Herzog & de Meuron, e che ospitano la galleria Tai Kwun Contemporary e un auditorium da 200 posti. Al fine di contrappore il nuovo al vecchio, lo stile di questi due edifici è stato ispirato dalla muratura di quelli originali. La copertura è in alluminio fuso, e questa caratteristica permette di ridurre la riflettività solare durante il giorno, fungendo da schermo per la luce e riducendo l'inquinamento luminoso durante la notte.

Personalmente, ho accolto con grande entusiasmo questo progetto di riqualificazione che non solo rivaluta un bellissimo sito storico, ma ne vuole anche fare un punto di riferimento per la cultura e per l’arte. E di ciò si sentiva un gran bisogno a Hong Kong. Tai Kwun si prefigge di offrire programmi culturali di vario tipo: esposizioni artistiche, performance teatrali, spettacoli all’aperto, proiezione di film ed eventi educativi (trovate qui il programma). Ci si augura che possa anche diventare un trampolino di lancio per gli artisti locali emergenti e di valorizzazione per quelli già noti. Data la vastità dell’area (28mila metri quadrati), lo spazio è anche in parte dedicato a bar e ristoranti dal particolare décor.

Tai Kwun Centre for Heritage and Arts. Direttore video: DeeLam, durata 1:10 min.

In questa splendida cornice, dal 2 all'11 novembre 2018, avrà luogo la diciottesima edizione dell’Hong Kong International Literary Festival. Il Festival, in lingua inglese, assume un significato importante in una città che vuole affermare il suo multiculturalismo e dove la lingua ufficiale è il cantonese. Nel corso degli anni, hanno preso parte a questo evento autori noti (ed emergenti) provenienti da tutto il mondo, come Carol Ann Duffy, Amy Tan, Jung Chang, Hideo Yokoyama, Madeleine Thien, ecc.

Quest’anno sono in programma workshop di scrittura creativa, seminari, dialoghi e conversazioni con scrittori e poeti. Tra i partecipanti, Cheryl Strayed, Irvine Welsh, Susie Orbach, Guadalupe Nettel, Ma Jian, Meg Wolitzer e altri.  Vista la disponibilità di zone all’aperto, si terranno anche narrazioni dal vivo e lettura di poesie. A tal proposito, dal 5 all’8 novembre 2018 alle ore 18, l’attivo gruppo di poeti che frequento abitualmente, Peel Street Poetry, reciterà poesie dal vivo  presso il cortile della prigione della Stazione di Polizia Centrale. Sarà un’ottima occasione per ritrovarsi all’aperto dedicando quindici minuti alle emozioni che la buona poesia ci sa trasmettere.

Altri eventi del Festival (alcuni dei quali gratuiti) copriranno vari temi, tra cui donne e poesia a Hong Kong, noir, fantascienza, editing letterario e una performance di slam-poetry di Jesse Oliver (vincitore dell’Australian Poetry Slam nel 2017), un incontro sul "travel writing" (e sulla sua classificazione tra fiction e saggistica), una conversazione su Oscar Wilde e altro ancora.

Qui il programma completo e l'elenco degli scrittori e poeti che parteciperanno a questo interessante happening culturale che prenderà forma nell'affascinante complesso di Tai Kwun dove, al riparo tra mura antiche e moderne, troverà sicuramente la sua migliore espressione e audience.

Articolo disponibile anche in inglese su:

  Beyond Thirty-Nine

Copertina e galleria: Immagini per gentile concessione del Tai Kwun Centre

 

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