RICORDANDO IL MYANMAR - Un viaggio sospeso tra fantasia e realtà

RICORDANDO IL MYANMAR - Un viaggio sospeso tra fantasia e realtà

Solo dopo essere arrivate, ci siamo veramente rese conto di essere ‘proprio lì’, nel Paese dove volevamo recarci da molto tempo. E ora, nonostante siano passati quattro anni, il ricordo di questa terra è così vivido che ci sembra di non averla mai lasciata.

Shwedagon, immagine di Paola Caronni

Shwedagon, immagine di Paola Caronni

Le campanelle tintinnano dai pinnacoli dello stupa. Il cielo è limpido e di un azzurro intenso, di tanto in tanto tinto dal bianco candido dei cirri: Shwedagon Pagoda, Yangon, la nostra prima tappa.

Molti sono i turisti e i fedeli, disseminati tra gli edifici religiosi, eppure quel che ci circonda non è che preghiera e rispettoso silenzio per questo luogo sacro, e noi non possiamo fare a meno di sentirci sopraffatte da una pace interiore.  Catturate da un senso di infinito e d’illusione, si ha l'impressione che qui il tempo si fermi, rimanendo ogni giorno immutabile. L'oro dell'enorme pagoda brilla e si tinge di arancione al tramonto. La brezza leggera e sottile è inebriante, e ci trasporta in una dimensione onirica. Shwedagon è un microcosmo, una realtà a sé stante. Nonostante abbia visitato innumerevoli templi buddisti, questo ha un'aura speciale e indiscrivibile, di cui se ne acquisisce certezza solo quando ci si trova lì.

Dopo un giorno e mezzo a Yangon, ci rechiamo a Bagan, la "Valle dei Templi". I corridoi degli edifici sacri raccontano storie di un fiorente e ricco Medioevo. Una fiera aridità ci circonda, e aspettiamo in religioso silenzio lo spettacolare tramonto. È questo un regalo che può essere pienamente apprezzato solo se ci si trova sulle terrazze delle pagode ... e ci permette di continuare a sognare.

Un passaggio a Mandalay ci mette in contatto con la vita semplice di monaci e novizi: sono milleseicento, in fila per il principale pasto quotidiano.

La folla di spettatori è invitata al silenzio. Cerchiamo di fare qualche foto e rimaniamo rapite dalla processione di vesti rosso amaranto che strisciano come un serpente lungo la via principale.

Mentre ci rechiamo al tempio di Mahamuni, assistiamo a una scena che ricorda  tempi passati. Una carrozza trainata da buoi bianchi avanza. Vi siedono un ragazzo e la sua famiglia. Lui è truccato e abbigliato come un principe, il resto della famiglia è vestito elegantemente, e una processione segue la carrozza, riparando il capo dei passeggeri con vari ombrelli. Ritroviamo tutti al tempio, poco dopo. Qui, il ragazzo partecipa allo Shimbyu, la cerimonia di noviziazione che segna il samānera, l'ordinazione monastica dei ragazzi non ancora ventenni. Dopo un elaborato rituale, il ragazzo, insieme a suo padre e ad altri uomini, attaccherà sottili foglie d'oro alla grande statua del Buddha, la cui figura – sovraccarica di offerte dorate – ha perso forma e caratteristiche. Solo il volto rimane intatto, permettendogli così di mantenere uno sguardo vigile e pacifico.

Cerimonia di noviziazione al tempio di Mahamuni, immagine di Paola Caronni

Cerimonia di noviziazione al tempio di Mahamuni, immagine di Paola Caronni

U-Bein Bridge, il ponte in legno teak più lungo del mondo, è sospeso sul fiume Ayerwaddy. Mentre calpestiamo le vecchie e larghe tavole, ci domandiamo da dove arrivano e dove vanno tutti i locali che si indaffarano su questo antico ponte in un andirivieni costante.

Un barcaiolo ci accompagna a esplorare il fiume, e passiamo sotto i possenti pilastri. I giacinti d'acqua si radunano in chiazze di verde e seguono il ritmo delle onde, orchestrato dal remo.

A riva, una donna alta e orgogliosa attinge acqua al pozzo. Ogni giorno, dentro e fuori dal fiume, prendono forma e si compiono diverse attività. Anche se solo per un istante, ci sentiamo parte di questo carosello di vita.

Inle Lake è l'ultima tappa della nostra esperienza in uno dei paesi più belli del mondo. La presenza tranquilla del lago e la sua ampiezza rappresentano, ancora una volta, pura pace dissolta nell’unica materia presente, l’acqua. I pescatori manovrano le reti e con i piedi controllano i remi delle loro lunghe lance, che a malapena toccano il fiume.

"Giardini galleggianti" siedono sull'acqua con orgoglio, in tutta la loro abbondanza di verdure, frutta e fiori. Gli edifici che si ergono su palafitte nascondono case, scuole, negozi, ristoranti. Inle Lake è fonte insostituibile di vita, istruzione e lavoro. Tutto accade qui, e solamente qui, sul lago.

Prima della nostra partenza, torniamo a Yangon, una città ancora antica nel suo cuore, anche se in costante e inevitabile evoluzione. Intorno a noi, come durante tutto il nostro viaggio, i sorrisi più belli e sinceri: istantanee di pura felicità.

(Leggi la versione in inglese su www.paolacaronni.com)

 

In copertina: Bagan, immagine di Paola Caronni

JANINE PIBAL - I suoi Cleo e Cornelius in mostra al Getty Museum di Los Angeles

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LA MEMORIA DEL SALE - Ricordi d'Istria

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