GIORGIO ADAMO – L’anima rock di Jesus Christ Superstar

GIORGIO ADAMO – L’anima rock di Jesus Christ Superstar

Artista poliedrico e dinamico, Giorgio Adamo ha portato la sua anima rock nei più grandi musical internazionali, tra i quali Jesus Christ Superstar. A partire dai suoi esordi nel teatro fino alla sua recente carriera da solista, scopriamo un personaggio carismatico e dotato di una grande carica umanitaria.  

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Giorgio, parlaci delle tue origini artistiche: quando hai iniziato ad interessarti alla musica?

Racconto sempre di essere stato concepito sulle note di Wish you were here, dei Pink Floyd, e mi piace credere che questo evento mi abbia in qualche modo segnato. I miei genitori ascoltavano buona musica e, dai nastri di mio padre, ho spulciato ascoltando a ciclo continuo i grandi del passato. Mi sono totalmente innamorato del rock e, a partire dall’età di 11 anni, ho iniziato a strimpellare la chitarra proprio su quei classici. Tutto ebbe inizio così.

Chi ti ha ispirato nella tua carriera e dove ti sei formato?

Sono cresciuto emulando i grandi protagonisti della scena rock internazionale, anche se ho raggiunto maggiore consapevolezza della mia voce solo dopo aver cominciato a studiare tecniche di respirazione con Tony D'Alessio, all'età di 16 anni. Da lì mi si è aperto un mondo su tutto ciò che dapprima facevo d'istinto. Non ho nessun titolo accademico ed ho studiato individualmente, affrontando corsi di recitazione e dizione. I tanti incontri ed i chilometri di palco percorsi, continuano tutt'oggi a contribuire alla mia formazione: una formazione che non avrà mai fine.

Hai iniziato la carriera come cantante rock, con il gruppo Stamina, e hai girato palchi, piccoli e grandi, italiani ed esteri, incidendo tre album. Come è avvenuto il passaggio al teatro e in che modo ha contribuito la tua formazione rock?

In adolescenza sono stato sempre molto radicale sulla mia linea musicale e credo di aver perso molte occasioni a causa di questa mia rigidità. Col tempo ho imparato ad apprezzare tante altre cose e in me si generava il bisogno di spaziare. Così, quasi per gioco, poco dopo i vent'anni mi presentai ad un'audizione per un musical. Mi andò bene ed ottenni il ruolo di co-protagonista al primo colpo. Da quel momento cominciai a convincermi che forse potevo provarci a fondo e, tra i tanti no, le mille difficoltà di farsi strada in un mondo nuovo e ricominciare da zero, con perseveranza, ci ho creduto e oggi sono qui a parlarne.

La mia formazione rock credo sia stata fondamentale. Mi ha dato la possibilità di essere molto versatile e di avere una buona resistenza negli spettacoli a lunga tenuta, grazie allo zoccolo duro che avevo dovuto costruire pian piano in passato, con la tecnica giusta per affrontare i repertori più estremi.

Con l’interpretazione di Telemaco in Odissea The Musical, hai iniziato la tua carriera teatrale che ha dato vita ad un susseguirsi di successi e collaborazioni importanti. Sei stato Pier Delle Vigne per La Divina Commedia; Romeo in Giulietta e Romeo Live 3D. Hai interpretato il principe Siddharta nel Siddharta musical, poi Gesù in Jesus Christ Superstar, l’imperatore Nerone nel Divo Nerone, Andrè Grandier in Lady Oscar e, nell’ultimo anno, hai avuto il doppio ruolo di Simon Zelotes e di Judas nel Jesus Christ Superstar di Massimo Romeo Piparo, accanto a Ted Neeley. Potresti svelarci il segreto del tuo successo?

Non ho un segreto. Anzi, sono sempre stato penalizzato, durante le audizioni, a causa di un po' di ansia da prestazione. Quel groviglio allo stomaco e quel nodo in gola proprio non riesco ad abbandonarli, però provo a gestire le mie emozioni e talvolta la spunto. I casting sono qualcosa di molto “crudele”: ci vuole un training anche per questo! Mettetemi di fronte a quattro persone dietro ad una scrivania e non smetterò mai di tremare; ma lanciatemi su un palco davanti a migliaia di persone e potrei conquistare il mondo! Il pubblico mi rassicura e cerco di essere sempre molto onesto con loro, senza risparmiarmi, fino all'ultima nota, all'ultima parola, all'ultima goccia di sudore, all'ultima espressione della mia anima, che porto ogni sera su quelle tavole.

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Tra le numerosissime esperienze quali ricordi con maggiore soddisfazione?

Ci sarebbero tante cose da dire ma, per non andare troppo lontano nel tempo, ritorno indietro a qualche mese fa. Ero a Madrid con il Jesus Christ Superstar, nel ruolo di Simon Zealotes e, durante un sabato sera con un sold out da brivido, a pochi minuti dall'inizio dello spettacolo, mi si avvicinò un addetto alla produzione dicendomi, in romanesco: “A Giò, nun te vorrei allarmà, ma me sa che te devi vestì de rosso”. Insomma, per farla breve, mi dovetti infilare nei panni di Judas a tempo record e fui catapultato sul palco all'improvviso, senza aver mai provato prima quella parte. Fu così che mi ritrovai in scena ad interpretare uno dei ruoli più belli di sempre, accanto al mio idolo Ted Neely.

Provavo un misto di terrore e gioia, col terrore che prevaricava perché, si dice dalle mie parti, non sapevo di che morte morire. Letteralmente, perché non avevo nemmeno mai provato ad impiccarmi, ma alla fine sono morto bene (ride, ricordando un passaggio importante del ruolo di Judas, ndr).

Scherzi a parte, andò tutto benissimo. Durante quelle due ore di spettacolo fui attraversato da un fiume di energia in piena che, in una sorta di trance, mi fece sopravvivere allo pseudo-shock sensoriale in cui ero piombato.

Al termine della performance, al momento dei saluti, il pubblico mi ripagò con una standing ovation che resterà tatuata per sempre nei miei occhi; così come il gesto di Ted Neeley che, avanzando verso di me, mi puntò i due indici sussurrandomi, in inglese, “You got it man!”: scoppiai in lacrime come un bambino di 33 anni e questa è la cosa più bella che mi sia capitata in carriera.

Il 2018 ha visto anche l’incisione del singolo La bomba. Il testo è nato dopo l’attentato al Bataclan di Parigi. Che riscontro hai ricevuto?

Ho tentato di presentare il brano al Festival di Sanremo ma non è andata bene. Il riscontro del pubblico, però, è stato positivo. Tengo molto a questo testo, scritto in un momento di puro senso di colpa verso tutto ciò che talvolta ci sembra così lontano ma che, invece, sta accadendo a tutti noi. Le mie parole sono state molto apprezzate e, proprio pochi giorni fa, è uscito in tutte le librerie Change Your Step. 100 artisti. Le parole del cambiamento, un libro del collettivo Musica Contro le Mafie a cura di Gennaro De Rosa e pubblicato da Rubbettino Editore. La bomba è inclusa in questa raccolta, tra grandi artisti del panorama nazionale scelti per i loro testi più significativi. Il ricavato dell’operazione sarà usato per realizzare laboratori musicali e sale prova per giovani a rischio. Ne sono molto orgoglioso!

La bomba, video a cura di Matteo Zonca

Cosa consigli ai giovani che vogliono intraprendere la carriera artistica?

Di non smettere di essere curiosi, di viaggiare, di scontrarsi con differenti realtà a livello internazionale. Oggi abbiamo la possibilità di muoverci con molta facilità: non fermatevi!

Quali sono i tuoi progetti per il 2019?

Ho appena finito il tour italiano con Jesus Christ Superstar, che riprenderemo ad aprile partendo dall'Olanda, per poi proseguire in Germania e in Spagna. Ho approfittato di questo momento di pausa per lanciare il  video del mio nuovo singolo Ninna nanna, pubblicato il 6 gennaio scorso, giorno del 60° compleanno di mia madre, e dedicato proprio a lei.

Si tratta di un brano semplice, vero, sincero, in cui mi metto a nudo nella massima espressione dell'amore, quello vero. Spero possa emozionare quante più persone possibili, perché credo sia una canzone che appartiene a tutti. Intanto mi dedico a questo. Ci sono tanti altri progetti ma è ancora presto per parlarne. Per ora, mi godo questa bellissima giornata di sole! 


In copertina: Giorgio Adamo (foto di Xenia Dem)

Immagini per gentile concessione dell’artista

 

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