ABITARE IL TEATRO - Si alza il sipario sulla nuova stagione del Manzoni di Roma

ABITARE IL TEATRO - Si alza il sipario sulla nuova stagione del Manzoni di Roma

Era una delle prime calde serate romane quando è stata presentata la nuova programmazione del Teatro Manzoni di Roma. In una gremita Via Monte Zebio, si potevano già scorgere alcuni volti della nuova stagione e, con loro, il fervore di tornare a vivere il teatro nella normalità.

Non solo l’entusiasmo degli attori, ma anche quello dei tanti partecipanti presenti in sala mi ha fatto percepire come dopo due anni, la vita reale, quella fatta anche di svaghi, di passioni coltivate e di convivialità poteva finalmente essere assaporata di nuovo senza restrizioni.

Non appena le luci si sono spente sulle poltrone rosse e sui delicati affreschi dal sapore klimtiano delle chiare pareti in sala, un accogliente Pietro Longhi – direttore del Teatro – era lì pronto a svelare i protagonisti della nuova stagione, ma anche l’appassionante lavoro celato dietro alle scelte intraprese per il nuovo anno.

Dal prossimo 6 ottobre, per il grande teatro di prosa, ad aprire il sipario saranno Paola Gassman e Mirella Mazzeranghi con Quasi Amiche (regia di Marina Pizzi). Una storia contemporanea, che parla di amore per la famiglia e della forza dell’amicizia. Una commedia brillante, divertente e commovente.

Proprio l’amicizia sarà il fulcro anche del secondo spettacolo Que será con Paolo Triestino, Edy Angelillo e Emanuele Barresi. Un agglomerato di emozioni che porterà il pubblico a chiedersi: cosa si è disposti a fare per amicizia? Fino a che punto ci si riesce a spingere?

Ascoltare la presentazione di tutti gli spettacoli è stato molto appassionante. Di colpo mi ha fatto tornare a mente uno dei grandi poteri del teatro: riuscire a sorridere anche di cose tristi, entrando nel vivo della trama per trarne insegnamento. E di tematiche attuali, in questa nuova stagione, ce ne sono tante.

Per la regia di Giorgio Latini con Ottavia Bianchi, Patrizia Ciabatta, Beatrice Gattai e Giulia Santilli, Le sorellastre porrà l’accento su particolari vicissitudini e segreti familiari. Invece Note stonate, con Gaia de Laurentiis e Pietro Longhi per la regia di Enrico Maria Lamanna, attraverso una trama enigmatica, avrà come grandissima protagonista la musica.

Ma ci sono anche tanti altri spunti di riflessione in questa nuova stagione. Nero come un canarino (di Silvio Giordani con Pino Ammendola e Maria Letizia Gorga) ci parlerà di inquinamento. La venexiana di Cinzia Berni con Patrizia Pellegrino e Jane Alexander, poi, nonostante sia un testo del Cinquecento tratterà di emancipazione femminile nella sfera della sessualità.

Un altro aspetto che mi ha colpito molto è stata la forte inclusione riservata ai giovani che si stanno facendo strada in questa professione. È il caso dello spettacolo I Mezzalira. Panni sporchi fritti in casa di Raffaele Latagliata con Agnese Fallongo. Una scrittura ironica ma molto emotiva che racconta di una famiglia che non nasce sotto una buona stella.

Attraverso la comicità ci si metterà anche nei panni di un uomo preso sempre dal lavoro, che rimarrà accidentalmente chiuso nel bagno di una stazione di servizio. Parliamo di Toilet di Gabriele Pignotta, uno spettacolo che presto arriverà anche sul grande schermo.

A terminare in grande stile la stagione 2022-2023 sarà il noir Preferirei di no di Silvio Giordani con Ivana Monti. Madre e figlia si incontreranno dopo vent’anni e lo scontro tra le due non lascerà spazio a nessuna remora nel dirsi antiche verità taciute.

Partecipare alla presentazione della nuova stagione del Manzoni mi ha trasmesso un senso di grande umanità. Non solo perché grazie al teatro è possibile diventare più introspettivi ma anche perché gli spettacoli e le altre iniziative che sono state presentate hanno lasciato trasparire un grande amore verso questa professione. Per questo durante la serata si è dato molto spazio anche ad altre attività.

L’avventura del Teatro Manzoni è iniziata negli anni Novanta con il teatro classico, ha raccontato Pietro Longhi. Grazie a Carlo Alighiero (attore, regista teatrale, drammaturgo, doppiatore e direttore artistico italiano che, a fine anni Ottanta, rilevò la partecipazione di maggioranza che portò alla nascita del Teatro Manzoni) all’epoca erano circa trentamila i ragazzi che presero parte alle stagioni.

Sempre negli anni Novanta, però, gli spettatori cominciarono a chiedere di poter vedere rappresentate più commedie, rispetto ai classici. Grazie alla scelta di cambiare rotta si arrivarono ad avere ben 7200 abbonati, vincendo “Il Biglietto d’oro” dei teatri con capienza di 500 posti e con maggiore affluenza di pubblico. La situazione però oggi è cambiata e, infatti, il teatro classico manca dai teatri privati e comincia ad esserci la necessità di recuperarlo.È questo il motivo che ha portato a scegliere di inserire, nella stagione 2022/2023, due opere fuori abbonamento.

La prima, per la regia di Giorgio Caprile con Miriam Mesturino e Franco Oppini, è La finta ammalata di Carlo Goldoni. Una satira nei confronti di medici, di presunti scienziati e sedicenti tali: una lode alla medicina seria. La seconda, invece, è La vedova allegra con Edoardo Guarnera. Deliziati già in sala con un estratto del brano È scabroso le donne studiar, la compagnia porterà in scena l’operetta con una versione tendente alla commedia musicale.

Ma gli spettacoli classici non sono la sola novità del Teatro Manzoni. Già nella scorsa stagione, proprio come ha fortemente voluto Carlo Alighiero (tristemente scomparso nel settembre dello scorso anno), in sala verranno portati anche dibattiti culturali, proiezioni cinematografiche e rassegne di documentari soprattutto di autori indipendenti, nell’ambito di due iniziative denominate Scrittori in scena e Manzoni idee.

Tra gli interessantissimi progetti anche Manzoni Eventi con la serie teatrale Nascoste e Donne di carta in collaborazione con l’Archivio di Stato di Roma e il Master in comunicazione dell’Università Roma Tre, che hanno l’obiettivo di farci conoscere la vita di personaggi dimenticati che hanno contribuito a scrivere la storia. Un esempio? Ursula Hirschmann: una delle fondatrici del Manifesto di Ventotene, da cui nacque l’Europa unita. Fu proprio lei che nascose in una piega del cappotto e portò con sé il Manifesto, scritto dietro le cartine delle sigarette.

Il Teatro Manzoni, dunque, non è solo teatro di prosa. Per questo penso che, il miglior modo per terminare il racconto della serata di presentazione a cui ho preso parte, sia la bellissima frase pronunciata da Barbara Alighiero (figlia dell’attore Carlo Alighiero): il teatro è un luogo di cultura che va abitato sempre”.

Proprio queste parole sono l’essenza di quello che mi ha trasmesso l’atmosfera del Manzoni: una organizzazione attenta a tutte le sfumature di questa professione e la consapevolezza che la cultura può insegnare solo se condivisa nella sua interezza, cercando di renderla accessibile non solo all’élite, ma a tutti noi.

immagini: teatromanzoniroma.it

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