ACUTE ART - La prima galleria d'arte virtuale

ACUTE ART - La prima galleria d'arte virtuale

La realtà virtuale è oggi applicata in molti ambiti, incluso quello artistico, con risultati eccellenti. Un esempio concreto di tale connubio è offerto dall’esperienza della start-up inglese Acute Art, galleria virtuale attiva dal 2016 e lanciata nel 2017 che, attraverso l’utilizzo del visore vr oculus consente, in qualunque momento e in ogni luogo, l’immersione istantanea e completa nell’opera dei più influenti rappresentanti dell’arte contemporanea: Jeff Koons, Marina Abramović, Olafur Eliasson, Anish Kapoor, Christo e Jeanne-Claude, Nathalie Djurberg, Hans Berg e molti altri.

Acute Art - Video di presentazione (in inglese)

Presentata come centro di ricerca e laboratorio curatoriale, la start-up si impegna a trovare nuovi modi per portare le opere d’arte digitali al pubblico, sia fisicamente, attraverso fiere e istituzioni, sia in formato analogico sul sito web di Acute Art e sull’app gratuita. I fruitori possono sperimentare, quindi, un certo numero di opere d’arte originali attraverso il supporto del visore vr, scaricando semplicemente l’apposita applicazione.

La grande risonanza ottenuta dal progetto ha fatto sì che Daniel Birnbaum, già direttore del Moderna Museet di Stoccolma, abbia accettato, a partire dal primo gennaio 2019, il ruolo di direttore artistico di Acute Art: segno di come l’attento sviluppo della realtà virtuale nell’arte stia catturando l’interesse dei più grandi curatori della scena internazionale.

Non avendo ancora a disposizione spazi fisici per l’esposizione di opere vr, il curatore pone quotidianamente il suo impegno nel trovare il giusto modo con il quale poter comunicare l’arte in Virtual Reality che commissiona. A tal fine, Birnbaum ritiene cruciali collaborazioni continue con istituzioni sperimentali e classiche, predisponendo lo sviluppo di questa nuova arte e incentivando acquisti vr in futuro.

Nel giugno del 2017 la start-up ha presentato in anteprima al Brilliant Mind del Symposium di Stoccolma – festival annuale della capitale svedese che celebra l’intersezione tra cultura e tecnologia – le tre opere interattive degli iconici artisti contemporanei Jeff Koons, Marina Abramović e Olafur Eliasson.

In tale occasione, la missione di Acute Art è stata quella di esplorare e consentire la transizione dell’arte dal mondo fisico al nuovo dirompente regno della realtà virtuale: attraverso le tre opere di debutto, completamente interattive, hanno spinto la pratica di ogni artista verso nuovi territori, permettendo a ciascuno di loro di esplorare le possibilità in corso e gli usi creativi della realtà virtuale nel suo complesso.

Per il progetto in collaborazione con Acute Art l’artista Jeff Koons, considerato da molti critici il principale esponente dell’arte kitsch e famoso per le sue sculture in acciaio colorate con vernice per auto a specchio, ha creato l’opera Phryne: qui l’utente si è trovato immerso in un giardino idealizzato e rilassante, in cui veniva chiamato a seguire una ballerina metallica dallo stile inconfondibile dell’artista. Koons ha dichiarato di aver utilizzato la superficie metallica per portare l’attestazione di sé nella realtà virtuale tramite il riflesso.

L’opera Rising di Marina Abramović, invece, ha visto l’artista sfruttare la vr per trasmettere gli effetti devastanti del cambiamento climatico. L’artista, conosciuta per la sua pioneristica arte performativa che mette alla prova i limiti fisici e mentali del corpo umano, proponendo spesso l’interazione diretta con il pubblico, ci ha richiamato all’azione anche per la sua prima opera in formato virtuale. Gli spettatori, infatti, all’interno dell’opera, si trovano faccia a faccia con l’avatar di Abramović che attira l’attenzione da una vasca di vetro che si riempie  lentamente d’acqua. Con Rising, quindi, l’artista ci chiama a sé con lo scopo di farci premere la mano contro la sua per poi trasportarci nello sconvolgente scenario di calotte glaciali e ghiacciai in scioglimento. Abramović ci esorta, in tal modo, a riconsiderare il nostro impatto sul mondo che ci circonda, chiedendoci di scegliere se salvarla o meno dall’annegamento nella vasca  impegnandoci, allo stesso tempo, a sostenere l’ambiente.

Marina Abramović,  Rising

Marina Abramović, Rising

La percezione che le persone hanno dei fenomeni naturali e le relazioni che con essi si stabiliscono, sono fasi rilevanti nell’aspetto riflessivo che dà contenuto anche alle opere dell’artista danese Olafur Eliasson. Attento a far riconoscere agli spettatori la loro appartenenza a una comunità che deve essere socialmente e ambientalmente sostenibile, l’artista caratterizza la sua arte con questioni comuni, quali l’energia alternativa e il cambiamento climatico.

Anche per quanto riguarda la collaborazione con Acute Art, Eliasson ha proposto un fenomeno ambientale e affascinante come quello dell’arcobaleno nel suo progetto denominato Rainbow. L’artista ha offerto la visione virtuale di un’opera già sviluppata nel 2016 con l’istallazione Rainbow assembly, dove, all’interno di uno spazio oscurato, dei riflettori illuminavano una cortina circolare di nebbia rivelando lo spettro visibile del fenomeno. Nel mondo virtuale, come nel reale, l’arcobaleno può essere visto solo se l’osservatore crea un allineamento tra il proprio occhio, la luce e le gocce d’acqua. Impresa tecnicamente impressionante, dal risultato visivo decisamente entusiasmante. Rainbow, inoltre, ha dato la possibilità di poter riconoscere la presenza di altri utenti immersi nello stesso spazio virtuale, concedendo agli spettatori un’esperienza sia intima che sociale.

In copertina: Phryne di Jeff Koons

Immagini: Acute Art

 

 

 

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