CLAUDIO BAGLIONI - Un viaggio tra musica, memoria e futuro

CLAUDIO BAGLIONI - Un viaggio tra musica, memoria e futuro

A quarantaquattro anni di distanza dallo storico concerto di Piazza di Siena, Claudio Baglioni torna nel luogo che ha segnato una delle pagine più memorabili della musica italiana.

Lo scorso 8 ottobre, nella suggestiva cornice dell'Aula Giulio Cesare, in Campidoglio, alla presenza del sindaco di Roma Roberto Gualtieri e dell'assessore ai Grandi Eventi Alessandro Onorato, il cantautore ha presentato alla stampa Che notte è questa!: sette concerti che inaugureranno il nuovo capitolo del GrandTour La Vita è Adesso.

Un incontro tra ricordi, emozioni e progetti futuri, ma anche l'occasione per riflettere su quasi sessant'anni di musica e su un rapporto con Roma che non ha mai smesso di essere speciale.

Claudio, il 24 ottobre ritornerà a Piazza di Siena, esattamente 44 anni dopo il leggendario Alé-Oó, che nel 1982 richiamò 250mila persone. Che emozione prova nel tornare proprio lì, dopo così tanto tempo?

Piazza di Siena è un luogo che per me ha un significato particolare. Quel concerto del 1982 è rimasto nella memoria collettiva e ha rappresentato un momento straordinario, non soltanto per la mia carriera, ma anche per la storia della musica dal vivo in Italia. Tornare nello stesso luogo, 44 anni dopo, significa ritrovare una parte importante della mia vita e della mia storia artistica. Ma non voglio che sia soltanto una celebrazione del passato. Vorrei che fosse soprattutto una nuova occasione per stare insieme, condividere emozioni e continuare a raccontare storie attraverso la musica.

Sette concerti, dal 24 ottobre al 1° novembre, per uno spettacolo che si annuncia davvero speciale. Che cosa deve aspettarsi il pubblico da Che notte è questa!?

Non sarà un concerto celebrativo nel senso tradizionale del termine. Ci sarà naturalmente la musica, ma anche molto altro: immagini, illustrazioni, sguardi e momenti di partecipazione. Il pubblico potrà cantare, fotografare, sentirsi parte dello spettacolo. Sarò accompagnato da venti musicisti e proporremo quaranta canzoni che attraversano quasi sessant'anni di carriera. Sarà un grande teatro a cielo aperto, pensato per vivere la musica in una dimensione collettiva, in un luogo davvero straordinario.

Il progetto riprende il titolo di uno dei suoi album più amati: La Vita è Adesso. Per la prima volta eseguirà dal vivo tutti i brani del disco. Che significato assume oggi questo lavoro, a distanza di oltre quarant'anni?

La Vita è Adesso è un disco che ha attraversato generazioni e che continua ad avere una sua vitalità. Le canzoni nascono in un momento preciso, ma poi appartengono anche a chi le ascolta, a chi le fa diventare parte della propria vita. Riproporre oggi l'intero album significa ritrovare quelle storie e guardarle con occhi diversi. Nel frattempo siamo cambiati tutti, io per primo. Eppure la musica possiede questa capacità straordinaria di far convivere il passato con il presente.

Il suo GrandTour sarà anche un viaggio attraverso alcuni dei luoghi più belli d'Italia, tra città d'arte, monumenti e siti archeologici. Quanto conta, per lei, il rapporto tra musica e bellezza?

La musica non vive necessariamente soltanto nei teatri o nei palazzetti. Può incontrare i luoghi, dialogare con la loro storia e creare esperienze diverse. Questo GrandTour vuole essere anche un itinerario artistico e culturale, un viaggio attraverso il patrimonio del nostro Paese. Ogni luogo ha una propria identità e può contribuire a rendere speciale un concerto. Mi piace pensare a questo progetto come a un diario di viaggio, fatto di incontri, paesaggi, esperienze e naturalmente canzoni.

Roma sarà il punto di partenza e quello di arrivo di questo lungo viaggio. Lei ha spesso raccontato il rapporto speciale che la lega alla Capitale. Che cosa rappresenta oggi per lei questa città?

A Roma affondo le mie radici. È la città che amo, quella in cui sono cresciuto e dove ho vissuto tantissime esperienze. Ho suonato praticamente ovunque: negli stadi, nelle scuole, nelle carceri, al Foro Italico, al Vaticano, persino dal balcone della casa in cui abitavo da ragazzo, a Centocelle. Eppure Roma è anche la città in cui sento di dover dimostrare di più. Il pubblico romano è esigente, difficile da sorprendere. D'altra parte, i romani hanno visto persino i re in catene! È una città che ti mette continuamente alla prova ma, proprio per questo, ogni volta che riesci a conquistarla la soddisfazione è ancora più grande.

Qualche mese fa ha attraversato un periodo difficile per motivi di salute, che l'ha costretta a interrompere temporaneamente i suoi progetti. Quanto ha influito quell'esperienza sulla decisione di tornare sul palco?

Quando sono stato male ho avuto paura di non poter più tornare a esibirmi. E questa possibilità mi ha fatto arrabbiare, perché avrei voluto essere io a decidere quando concludere questo percorso, non lasciare che fosse la sorte a farlo al posto mio. Per questo il ritorno ha un valore particolare. Dopo tanti anni, la possibilità di continuare a fare musica e di incontrare il pubblico non è qualcosa che considero scontato.

In questi mesi ha accompagnato l'attesa dei concerti anche con Frammenti, un progetto multimediale che coinvolge grandi interpreti del cinema italiano, da Paola Cortellesi a Luca Zingaretti, fino a Vittoria Puccini. Come nasce l'idea di dare nuove voci alle sue canzoni?

Frammenti è un modo diverso di avvicinarsi a La Vita è Adesso, attraverso immagini, parole, musica e interpretazioni. Ogni brano diventa parte di un racconto più ampio, arricchito dalla sensibilità di attori e attrici che prestano la propria voce ai testi. È un percorso fatto di ricordi, suggestioni e nuove prospettive. Un modo per preparare il bagaglio di questo viaggio, riscoprendo le canzoni attraverso linguaggi espressivi differenti.

Nel corso della sua carriera ha sperimentato praticamente ogni forma di spettacolo dal vivo, dai grandi raduni ai concerti più intimi. Dopo quasi sessant'anni di musica, che cosa continua a sorprenderla del rapporto con il pubblico?

La cosa più straordinaria è che ogni concerto, anche dopo tanti anni, è diverso dagli altri. Cambiano i luoghi, le persone, le emozioni. Ci sono canzoni che ho interpretato centinaia di volte e che continuano a restituirmi qualcosa di nuovo. È questo il bello della musica dal vivo: non è mai un'esperienza che appartiene soltanto a chi sta sul palco ma nasce dall'incontro con chi ascolta. Ed è proprio questa partecipazione a renderla ogni volta speciale.

Il 23 ottobre 2027, dopo cinquanta concerti in ottanta giorni, il GrandTour si concluderà ai Fori Imperiali. Sarà davvero il suo ultimo grande concerto?

Sarà certamente la conclusione di un percorso importante, un modo per chiudere idealmente un cerchio iniziato tanti anni fa. Non so se sarà in assoluto il mio ultimo concerto ma, sicuramente, rappresenterà la fine di un certo modo di vivere la musica dal vivo. Mi piace l'idea che tutto cominci e finisca a Roma, in due luoghi così simbolici. Ai Fori Imperiali vogliamo realizzare qualcosa di davvero straordinario, una grande festa per salutare questo viaggio.

Lei ha detto che arrivare a 75 anni e poter affermare di aver giocato per quasi tutta la vita è una grande fortuna. Se potesse parlare al giovane Claudio che sognava di fare musica, che cosa gli direbbe oggi?

Direi che è stato fortunato a poter fare per così tanto tempo ciò che amava. In molte lingue, del resto, il verbo suonare coincide con il verbo giocare. E io, in fondo, ho giocato per quasi tutta la vita. Ho avuto la possibilità di inventare, sperimentare, raccontare storie e incontrare tante persone attraverso la musica. Ho fatto quello che volevo fare e, come ho detto altre volte, è stato sempre meglio che lavorare!

Da Piazza di Siena ai Fori Imperiali, passando per alcuni dei luoghi più suggestivi d'Italia, Claudio Baglioni si prepara dunque a un nuovo viaggio tra musica e memoria. Un percorso che guarda al passato senza rinunciare al futuro, perché, come suggerisce il titolo di uno dei suoi album più celebri, la vita è adesso. E forse, dopo quasi sessant'anni di canzoni, è proprio questo il messaggio più bello: continuare a vivere, emozionarsi e giocare, finché ci sarà una nuova storia da raccontare.

Che notte è questa! La partenza si terrà a Piazza di Siena, Roma, il 24, 25, 27, 28, 30 e 31 ottobre e il 1° novembre 2026. Il GrandTour proseguirà nell'estate 2027 e si concluderà il 23 ottobre dello stesso anno ai Fori Imperiali con Che notte è questa! Il ritorno.

In copertina: Claudio Baglioni © Alessandro Dobici
All’interno: immagini © Angelo Trani
(per gentile concessione di Parole e Dintorni Srl)



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