L'AMICO DI KEATS - Una nuova avventura del Commissario Bertone

L'AMICO DI KEATS - Una nuova avventura del Commissario Bertone

“Non esiste luogo piú sacro al mondo”; con questa frase, che lo scrittore Oscar Wilde pronunciò innanzi alla Tomba di John Keats al Cimitero Acattolico di Roma, si apre L’amico di Keats, il sesto libro di Fabio Bussotti, dedicato alla figura del Commissario Flavio Bertone e alle sue indagini.

Concordo con l’affermazione di Wilde: il Cimitero degli inglesi è veramente un luogo sacro, perché rende tangibile il punto di incontro tra la nostra realtà e l’infinito, quel qualcosa che sappiamo che esiste, che non riusciamo a comprendere in pieno, che non si manifesta, ma semplicemente è in ogni cosa che sentiamo e viviamo.

Senza addentrarci nei meandri della spiritualità, possiamo dire che la sacralità viene dallo spirito, dal desiderio umano di eternità che spinge l’uomo a cercare di superare la finitezza del suo essere materiale per elevarsi verso l’Infinito e sentirsi parte di qualcosa che è più grande di lui.

In questa nuova indagine del Commissario Bertone, la sacralità e la reverenzialità di alcuni sentimenti provati da Roberto Stella, il ragazzo sulla cui morte si indaga, si incastrano nei giochi perversi di una malavita organizzata che non guarda in faccia nessuno, neanche un ragazzo innamorato della cultura e, soprattutto, della poesia; un ragazzo malinconico, che sfogava la sua immaginazione e i suoi sentimenti attraverso la declamazione degli esuberanti versi di Keats. 

Gli eventi si sviluppano tra Roma – precisamente all’Esquilino (campo d’azione del Commissario Bertone), al Cimitero degli inglesi e alla Casa di Keats e Shelley (presenti nello svolgimento di tutto il giallo) – e  Londra, a Wentworth Place, nella Casa-Museo di Keats.

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Fabio Bussotti, anche questa volta, sceglie il connubio vincente tra il carattere poliziesco della storia e quello artistico, riuscendo ad amalgamare le indagini sulla criminalità romana alla storia romantica che ha visto protagonista nei primi decenni del diciannovesimo secolo il poeta inglese e la sua adorata Fanny Brawne e, in tempi più recenti, Roberto Stella e la sua Emily, quasi fossero una loro reincarnazione.

Nel fare tutto ciò, l’autore non perde di vista il protagonista della sua storia, quel Commissario Flavio Bertone che incarna il classico archetipo del commissario: un uomo di mezza età, avvezzo all’alcool, infedele di natura, fedele solo al ricordo di chi, come Rosa, lo ha amato davvero per quello che è sempre stato; un uomo segnato dal senso della giustizia, che ricerca non inseguendo metodi scientifici ma inseguendo, piuttosto, il suo istinto e la sua conoscenza della natura umana, ma anche le sue idee stravaganti ed imprevedibili per chiunque, che sorprendono al medesimo tempo lo stesso Commissario e il lettore.

Pur incarnando la figura dell’antieroe che Bussotti descrive con “l’agilità di un palombaro”, Bertone, spesso, si trova a compiere delle azioni che richiedono un coraggio davvero estremo: azioni da lui svolte con quella naturalità tipica dell’incoscienza, dovuta all’impulso che lo spinge ad agire in una direzione piuttosto che in un’altra.

Il lettore si trova immerso in luoghi che, se non conosce, diventano familiari all’istante, grazie alle attente descrizioni dell’autore che, con la dinamicità della sua scrittura, riesce a infondere nel pubblico il desiderio inmediato di visitare quei luoghi. Anche su di me la lettura de L’amico di Keats ha avuto questo effetto e, pur conoscendo bene i luoghi romani, che altro non sono che co-protagonisti del giallo, mi è sorta la necessità di tornare di nuovo a visitarli, per scoprire cose che mi erano sfuggite; ne vorrei scoprire una in particolare. Una della quale mi è impossibile fare menzione in questo contesto, per non rivelarvi la soluzione di un giallo che sicuramente vi appassionerà e vi porterà ad addentrarvi in un mondo fatto non solo di orrori e nefandezze, ma soprattutto di meravigliosa e pura poesia.

Immagine: Chiara Bussotti

Immagine: Chiara Bussotti

L’autore

Fabio Bussotti è attore e scrittore. È nato a Trevi, in Umbria, nel 1963. Ha lavorato con registi come Vittorio Gassman, Adolfo Celi, Ermanno Olmi, Federico Fellini, Mario Monicelli, Maurizio Zaccaro, Carlo Carlei, Peter Del Monte, Guido De Monticelli, Beppe Navello, Alessandro Gassmann, Stefano Gabrini, Giuseppe Marini e tanti altri. Ha vinto il Nastro D’Argento come migliore attore non protagonista per il film Francesco diretto da Liliana Cavani. Vive tra Roma e Madrid.

In copertina: L’Amico di Keats (Ed. Mincione)

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